La delusione per i due punti sfumati a pochi passi dal traguardo non è stata ancora smaltita del tutto. Il pareggio con il Catanzaro ha lasciato il segno, soprattutto perché arrivato al termine di una partita che il Benevento sembrava avere in pugno, riaprendo una ferita già provocata dalla rimonta subita contro il Vicenza. E, come spesso accade in questi casi, nel mirino delle critiche è finito soprattutto Floro Flores, accusato da una parte della tifoseria di aver rinunciato a giocare nel momento più delicato, scegliendo di passare alla difesa a tre per provare a blindare il vantaggio.
Una scelta che, dopo il gol incassato nel finale, è diventata oggetto di discussione. Giudizi condizionati evidentemente dal risultato finale: del resto, non è la prima volta che l’allenatore giallorosso decide di aggiungere un difensore per proteggere il risultato. E, in altre occasioni, la stessa mossa si è rivelata efficace, contribuendo a portare a casa tre punti preziosi.
È successo contro il Verona, quando il Benevento conduceva per 3-1. Al 71’, Floro Flores ha inserito Dalle Mura, ridisegnando l’assetto della squadra per affrontare il finale con maggiore copertura. Una soluzione che ha permesso alla Strega di gestire il vantaggio senza concedere occasioni significative agli avversari, accompagnando la partita fino al triplice fischio.
Copione simile contro la Carrarese, anche se con tempi e situazioni differenti. All’87’, con i giallorossi avanti di misura, è entrato Caldirola per dare maggiore solidità al reparto arretrato. Il Benevento è riuscito a conservare l’1-0 e a mettere in cassaforte una vittoria importante. Anche contro il Cesena, a mezz’ora dalla fine, l’ingresso di Dalle Mura e il conseguente passaggio alla linea a tre hanno risposto all’esigenza di proteggere il vantaggio, senza impedire alla squadra di conquistare i tre punti.
Tre partite, tre finali gestiti con lo stesso principio: aggiungere un uomo in difesa per limitare gli spazi e ridurre i rischi quando il risultato è dalla propria parte. In quei casi la strategia ha funzionato e ha contribuito a condurre il Benevento alla vittoria. Contro il Catanzaro, e in precedenza contro il Vicenza, l’esito invece è stato diverso. Ed è proprio questo contrasto a suggerire una riflessione: una scelta tattica non può essere considerata sbagliata soltanto perché, in una determinata circostanza, non ha prodotto il risultato sperato.
Naturalmente, la rimonta subita al ‘Vigorito’ impone interrogativi. Il Benevento si è abbassato troppo? La squadra ha smesso di tenere il pallone, concedendo campo e iniziativa agli avversari? La gestione dei minuti conclusivi poteva essere diversa? Sono domande legittime, che riguardano tanto le decisioni dell’allenatore quanto la capacità dei calciatori di interpretarle. Ma ridurre tutto al passaggio alla difesa a tre rischia di semplificare eccessivamente una questione più complessa.
Del resto, anche la sconfitta di Ascoli offre indicazioni interessanti sulla tenuta del reparto arretrato. In quella circostanza, pur costretta a giocare tutto il secondo tempo in inferiorità numerica, la Strega era riuscita a difendersi con ordine, limitando gli spazi e contenendo la pressione avversaria prima di essere punita da un calcio di rigore nato da un’ingenuità di Kouan. Un episodio che non cancella quanto mostrato dalla squadra nella gestione della fase difensiva.
Il problema del Benevento, dunque, non sembra essere l’incapacità di difendersi o l’impossibilità di ricorrere a una linea a tre per proteggere un risultato. Piuttosto, riguarda la capacità di accompagnare queste scelte con la necessaria attenzione, mantenendo distanze corrette, aggressività e concentrazione fino all’ultimo pallone. Perché aggiungere un difensore non significa automaticamente difendere meglio, così come abbassare il baricentro non garantisce di neutralizzare la pressione avversaria.
C’è poi un altro aspetto da considerare: la capacità di chiudere le partite prima che arrivino al punto di non ritorno. Quando una squadra mantiene un vantaggio minimo senza sfruttare le occasioni per allungare, finisce inevitabilmente per lasciare all’avversario la possibilità di giocarsi il tutto per tutto. E negli ultimi minuti, quando chi è in svantaggio aumenta la pressione e porta più uomini in avanti, ogni pallone diretto verso l’area può diventare una minaccia.
È in questo contesto che va valutata anche la gestione del finale contro il Catanzaro. Floro Flores ha provato a proteggere il vantaggio attraverso una soluzione già utilizzata con successo in altre partite. Stavolta non è bastato, complice anche l’errore individuale di Scognamillo, ma questo non rende automaticamente sbagliata la scelta iniziale. La differenza sta nell’esecuzione, nella capacità collettiva di mantenere l’equilibrio e nella lucidità necessaria per affrontare gli ultimi minuti.
La delusione resta, perché perdere punti a pochi istanti dalla fine fa male e perché, dopo quanto accaduto contro il Vicenza, il copione comincia a ripetersi. Ma una valutazione equilibrata non può ignorare i precedenti: la difesa a tre ha già aiutato il Benevento a conservare vantaggi importanti e a conquistare vittorie. Il nodo, quindi, non è demonizzare una soluzione tattica, bensì capire perché in alcune occasioni abbia funzionato e in altre no.


