È il Benevento ma ricorda Rocky: dal “pugno in faccia” è nato un capolavoro

Nessun contraccolpo dopo la rimonta subita la scorsa settimana, la Strega è ripartita con ancora più convinzione di prima

Arezzo Benevento Okereke

Quando cerchi risposte, i luoghi dell’anima non deludono mai. Floro Flores aveva trascorso l’ultima settimana diviso tra la preparazione della trasferta di Arezzo e gli interrogativi legati al recente pareggio del Vigorito contro il Vicenza, giunto al termine di una gara dominata per larghissimi tratti. Quelle risposte le ha trovate nella città che lo ha esaltato da calciatore e lo ha fatto commuovere a distanza di circa vent’anni con un tributo da brividi. E sono risposte estremamente positive, perché il suo Benevento, oltre a portare a casa un tre a zero netto, è stato indiscutibilmente (e nuovamente) padrone del campo dal primo al novantesimo.

La capacità di reagire a quel “pugno in faccia”, come lo ha definito lui stesso a fine partita nella sala stampa del “Città di Arezzo”, rappresentava un’importante prova di maturità. Una metafora, quella usata dal tecnico, che richiama inevitabilmente il frammento cinematografico in cui Rocky Balboa, stremato ma ancora vigile, ripete a sé stesso “Non fa male!” dopo i pugni incassati sul ring contro Ivan Drago nel leggendario incontro del quarto film della saga. Proprio come nella pellicola, la prontezza nel rispondere ai colpi di questo campionato determinerà il cammino di una squadra partita con l’obiettivo di salvarsi.

Prova superata, dunque. Il Benevento non solo non si è disunito, ma ha esibito in maniera ancora più convinta qualità e carattere. E se la filosofia di gioco è in parte figlia della scorsa stagione, c’è qualcosa di sorprendente nel modo in cui a centrocampo Siatounis e Kouan stanno riuscendo a fare qualsiasi cosa la partita gli richieda, coordinati da un Maita forse meno appariscente ma essenziale nel creare geometrie e far respirare la squadra.

In questa sorta di Benevento 2.0 tutti sono coinvolti nel cuore del gioco indistintamente. Oltre al greco, sempre presente in zona-gol e al terzo centro in tre partite, sono apparsi in progressione anche Beruatto e Dalle Mura, che si stanno ritagliando un ruolo sempre meno marginale, a dispetto di un avvio non del tutto convincente. Ed è sicuramente davanti, sostenuto dal peso di Salvemini e trainato dalla tecnica degli esterni offensivi, che l’attacco del Benevento sta spadroneggiando.

La Strega, una volta superato il primo pressing avversario, anche in Toscana è arrivata in area con estrema facilità. Lo aveva fatto nel primo tempo senza trovare la via del gol, lo ha confermato e sottolineato nella ripresa, demolendo anche nel concreto la retroguardia amaranto sotto i colpi di un Okereke in grande spolvero e di un Mignani spietato come suo solito. Non sorprende che a fine partita il predominio sannita non sia suggellato tanto dal dato sul possesso palla (falsato abbondantemente da un finale di pura gestione) quanto da quello relativo ai tocchi nell’area avversaria: 35 a 14 per i giallorossi, molto più del doppio rispetto alla controparte. Tre di questi trentacinque, oltre a vedersi, si sono anche sentiti, perché accompagnati da altrettanti fragorosi boati dei tifosi presenti nel settore ospiti. La strada verso casa per loro sembrerà accorciarsi all’inverosimile. Succede sempre quando il Benevento vince, ancora di più quando la classifica sfoggia uno dei suoi sorrisi migliori.

Francesco Carluccio

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