Benevento, 6 aprile 2026, ore 16.10. I passi si moltiplicano, il mormorio si fa presenza costante. Nei vicoli del centro, nei salotti delle case, tra i barbecue ancora roventi, la clessidra dell’attesa sta calando gli ultimi granelli. Da qualche minuto, allo stadio Arechi di Salerno, Francesco Salvemini ha gonfiato la rete alle spalle di Donnarumma sollevando con un colpo deciso la Strega dagli inferi della serie C. Nel frattempo il Catania sta annaspando in casa contro il modesto Picerno, non trova più alcun appiglio, alza bandiera bianca.
Se la felicità è un soffio di vento, l’attesa è lunga il necessario da consentire di fissare immagini precise. Di tratteggiarne il contesto, riconoscere le emozioni, viverne di altre sul volto degli amici, dei parenti, dei compagni di viaggio. Mancano ancora diversi minuti alla fine, ma qualcuno inizia a urlare, a cantare, a ballare. Tanti giovani si sono radunati al Parco De Mita – centro nevralgico della Pasquetta beneventana – nella speranza di vivere una giornata unica. Decine di maglie giallorosse, innumerevoli dispositivi accesi sull’Arechi e sul Massimino. C’è chi sceglie di vivere il finale di partita in solitudine, chi fa gruppo, chi si affida semplicemente alle app, che dispensano notifiche beffando lo streaming. Cuori diversi, tutti in ogni caso connessi a quelli dei 250 tifosi giallorossi presenti a Salerno, nel teatro del grande ritorno tra i cadetti. Attimi febbrili, in cui l’odore delle griglie si mescola inesorabilmente alla commozione. Il “Sabato del Villaggio” diventa Sabba. L’attesa si trasforma in danza.
Con una precisione quasi chirurgica, il Benevento centra la seconda promozione in serie B della sua storia a dieci anni esatti dalla prima. In un decennio la Strega ha conosciuto gioie impronosticabili (due promozioni in serie A) e cadute rovinose (la retrocessione in C del 2023, il tracollo dello scorso anno), ma ora è alle prese con un capitolo diverso, da scrivere al fianco di una nuova generazione di tifosi, che unendosi a quella dei padri e dei nonni è chiamata a sostenere il meraviglioso peso del non dare nulla per scontato, comprendendo che l’impresa compiuta da mister Floro Flores e dai suoi ragazzi ha una portata notevole non solo in termini sportivi. Che può rappresentare un punto di partenza, un modo per dire “ci siamo”, un’occasione che va oltre il calcio.
Loro, i giovani di questa città – anche quelli emigrati per studio e lavoro, premiati dalla possibilità di rientrare a casa per la Pasqua – sono riusciti poi a godersi l’abbraccio collettivo accogliendo la squadra al Vigorito e festeggiandola fino a tarda sera insieme ai tifosi storici. Sono le 19.35 quando il pullman che ospita gli eroi giallorossi arriva al Vigorito, accolto da due ali di folla in festa. Cori, fuochi d’artificio, fumogeni. I calciatori scendono, si arrampicano sulla tettoia dei botteghini, iniziano a cantare con la gente. Tumminello e Scognamillo raccolgono due bandiere e iniziano a sventolarle con gioia. La festa prosegue in centro, con un corteo lungo corso Garibaldi, per poi terminare al Parco De Mita, dove per molti tutto era iniziato. Un cerchio che si chiude, o forse no. Perché questo Benevento ha ancora tante splendide pagine da scrivere.
Francesco Carluccio
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