Travolgente come un uragano, leggero come un soffio di vento. Il Benevento ha chiuso la pratica Cerignola in mezz’ora portando in tour la sua versione migliore, abitualmente mostrata soltanto al Ciro Vigorito. Entrata in campo con la determinazione giusta, la Strega ha trovato le misure con giocate chirurgiche, ha aggredito gli spazi con i tempi giusti e ha gestito i ritmi del gioco relegando l’avversario di turno al ruolo di semplice comparsa.
E’ bastato un tempo, il miglior primo tempo della stagione, a spegnere le speranze della squadra di Maiuri e dei suoi tifosi. Un tempo che andrebbe raccontato in versi, vista la purezza poetica delle azioni chiave. Intesa, forza d’urto, pulizia. Nei tre gol che hanno riempito di bellezza la prima frazione c’è stato questo e tanto altro. C’è la puntualità di Simonetti, uno che ultimamente agli appuntamenti arriva sempre al momento giusto. C’è il tocco calibrato di Manconi, che da vero numero 10 prima rifinisce per il compagno e poi finalizza un contropiede micidiale. E poi il mancino di Lamesta, l’effetto speciale, il colpo di genio. Quarantacinque minuti perfetti in cui è mancata solo la convalida della rete di Tumminello, autore di un pallonetto spettacolare che aveva lasciato tutti a bocca aperta. Fuorigioco, sarà per la prossima.
Non inganni il risultato, reso ancora più rotondo dal sigillo (anch’esso d’alta classe) del subentrato Mignani a cinque minuti dalla fine. Il Cerignola non perdeva in campionato da sei partite (quattro vittorie e due pareggi). E’ giusto dunque evidenziare la crescita di un Benevento che sta assumendo sempre più consapevolezza dei propri mezzi. Vannucchi ha mantenuto la porta inviolata per la nona volta su 19 partite (quasi nel 50% dei casi); l’attacco viaggia su numeri imponenti (41 gol, più di due a partita) resi addirittura formidabili dalle ultime quattro partite, in cui Manconi e compagni ne hanno siglati ben quattordici. Va da sé che per il secondo anno consecutivo la Strega è campione d’inverno, si fregiandosi di un titolo da etichettare come inutile solo se non si ha intenzione di considerarlo un punto di partenza.

La scorsa stagione al giro di boa i giallorossi erano al comando da soli ma avevano conquistato sul campo quattro punti in meno rispetto ad oggi. Quel Benevento segnava meno (30 reti rispetto alle odierne 42) ma aveva una difesa leggermente meno penetrabile (11 gol subiti rispetto ai 12 di oggi). La differenza più importante potrebbe però farla l’intangibile, ovvero il timore causato. Pur vincendo con una certa regolarità, anche all’apice del suo stato di forma, la squadra dello scorso anno non aveva mai dato la sensazione di essere invincibile.
Quanto visto contro la Salernitana, il Giugliano, il Cerignola, ma anche contro la Cavese, per la capacità di sfruttare l’attimo fuggente, ha dato invece vita a suggestioni interessanti soprattutto tra i presenti al Monterisi, in un settore ospiti infiammato, coinvolto e coinvolgente. I più giovani le chiamano “vibes”, quelle in questione rimandano al Benevento di Inzaghi che dominò la serie B incastonando il nome del club nella storia del torneo cadetto. La squadra di Superpippo demoliva mentalmente gli avversari ancora prima di scendere in campo, al punto che la paura percepita dai rivali si avvertiva persino sugli spalti. Nella trasferta pugliese è accaduto qualcosa di simile, una magia che è auspicabile possa ripetersi con una continuità sempre maggiore. La strada è lunghissima, ma chissà che nell’ultimo mese il Benevento non abbia davvero imparato a sognare.
Francesco Carluccio



Catania favorito arbitro scandaloso
Sempre e l’unica forza Stregoni💯💯💯💯💖💖💖👏👏👏👏👍👍👍💛♥️💛♥️💛♥️💛💛💛💛♥️
La squadra è stata sempre la stessa da Settembre. Erano già forti.