Si è chiusa con l’assoluzione di tutti gli imputati la vicenda delle presunte irregolarità riscontrate nella vendita dei tagliandi per la finale play off tra Benevento e Carpi dell’8 giugno 2017, sfida che consegnò alla formazione giallorossa la prima storica promozione in Serie A. Lo riporta Il Sannio Quotidiano.
Sul campo, la truppa di Baroni non mancò l’obiettivo, ma quanto accadde nei giorni precedenti ha portato la Procura di Benevento ad aprire un’inchiesta per presunte irregolarità nell’emissione dei tagliandi. Concluse le indagini preliminari, il pubblico ministero Maria Colucci ha chiesto la citazione diretta a giudizio per dipendenti e collaboratori del Benevento Calcio che in quella stagione si occupavano della vendita dei biglietti presso i botteghini dello stadio ‘Vigorito’. L’accusa nei loro confronti era di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in certificati o in autorizzazioni amministrative e di errore determinato dall’altrui inganno.
Per la Procura, nel corso della prevendita gli imputati (inizialmente sei, poi diventati quattro nel corso del procedimento) avrebbero inserito nel sistema date e luoghi di nascita falsi, inducendo così in errore l’autorità pubblica preposta e gli addetti alla verifica dei requisiti ostativi per l’accesso alle manifestazioni sportive, controllo che avviene attraverso un sistema informatico installato presso il Centro elettronico nazionale della Polizia di Stato, che poi ha effettivamente rilasciato il nulla osta per l’emissione dei tagliandi per la gara dell’8 giugno 2017. Dopo diverse udienze e l’escussione di numerosi testimoni, tra i quali gli agenti della Digos che hanno condotto le indagini e i referenti della GO2, agenzia che gestiva il circuito di vendita, nella giornata di venerdì il giudice monocratico del Tribunale di Benevento, Fallarino ha emesso la sentenza di assoluzione con formula piena per i quattro imputati.
“Questo è un processo che non si sarebbe dovuto neanche fare – è il commento rilasciato a Il Sannio Quotidiano dall’avvocato Andrea de’ Longis che ha curato la difesa di due imputati – perché non c’erano elementi che potessero portare alla condanna di chicchessia”. La tesi dell’accusa è stata smontata pezzo per pezzo per dimostrarne l’infondatezza: “Nel corso dell’istruttoria è emerso che le presunte irregolarità nell’emissione dei biglietti non hanno riguardato esclusivamente i botteghini, ma anche tutte le rivendite autorizzate. Questo non ha permesso di determinare se ci sia stato effettivamente l’inserimento di dati anomali o se invece a provocarlo sia stato un crash del sistema, dovuto al numero cospicuo di richieste per via della storicità dell’evento”. Nel suo intervento, l’avvocato de’ Longis ha evidenziato un altro punto debole dell’inchiesta: “Gli addetti ai botteghini non avevano credenziali personali per l’accesso al sistema e la conseguente emissione dei tagliandi: anche questo non ha consentito di risalire con certezza a chi abbia immesso nel sistema questi dati anomali”. La sentenza è arrivata pochi mesi prima che scattasse la prescrizione; per conoscere le motivazioni bisognerà attendere 80 giorni.


