File sotto la pioggia e chilometri da fare solo per acquistare i biglietti: il divieto di vendita online penalizza i tifosi del Benevento

Sicurezza e tutela dei tifosi non dovrebbero essere obiettivi in contraddizione, ma come al solito si sceglie la strada più semplice, provocando disagi notevoli soprattutto per chi arriva dalla provincia: oltreché in città, punti vendita autorizzati Etes sono presenti solo a Montesarchio e Pietrelcina

La storia si ripete. La decisione di vietare la vendita online dei biglietti per il derby con l’Avellino, adottata per motivi di ordine pubblico, finisce per produrre un effetto paradossale: nel tentativo di impedire eventuali infiltrazioni di tifosi irpini nei settori riservati ai sostenitori giallorossi, a pagare il prezzo più alto sono proprio i supporter del Benevento.

Alla base del provvedimento c’è la volontà di evitare che sostenitori dell’Avellino residenti in Irpinia, ai quali è stato vietato l’acquisto dei tagliandi, possano aggirare il divieto ricorrendo alla vendita online e inserendo dati anagrafici non corrispondenti. Una modalità di acquisto libera può effettivamente rendere più complicati i controlli sulla reale provenienza geografica degli acquirenti, ma la soluzione individuata dalle autorità appare sproporzionata rispetto all’obiettivo da raggiungere e, soprattutto, scarica sui tifosi della Strega le conseguenze di una gestione che avrebbe richiesto altri strumenti di controllo.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Fin dalle prime ore di prevendita, i sostenitori giallorossi sono stati costretti a mettersi in fila davanti ai punti vendita autorizzati e ai botteghini dello stadio, affrontando anche la pioggia pur di assicurarsi un posto al ‘Vigorito’ per una delle partite più attese di questo campionato. Una situazione che poteva essere evitata, o quantomeno limitata, senza necessariamente rinunciare a ogni forma di acquisto online.

A essere maggiormente penalizzati sono, in particolare, i tifosi della provincia. Perché se a Benevento la presenza di più punti vendita può rendere l’operazione relativamente agevole, lo stesso non si può dire per chi vive nei comuni del Sannio. In tutta la provincia, infatti, i rivenditori autorizzati Etes sono appena due: uno a Montesarchio e l’altro a Pietrelcina. Una distribuzione territoriale decisamente insufficiente per un bacino di utenza articolato come quello sannita.

Le conseguenze sono facilmente immaginabili soprattutto per i sostenitori della Valle Telesina e del Fortore, costretti, nella migliore delle ipotesi, a percorrere anche 50 chilometri per raggiungere un punto vendita e acquistare un biglietto. Un disagio che si aggiunge alle difficoltà di chi lavora, di chi ha impegni familiari e di chi non può permettersi di perdere tempo per una semplice operazione che, nell’era digitale, dovrebbe poter essere effettuata comodamente da casa.

La sicurezza, naturalmente, viene prima di tutto e nessuno mette in discussione la necessità di adottare tutte le misure utili a prevenire problemi in occasione di una partita particolarmente delicata sul piano della gestione dell’ordine pubblico. Ma sicurezza e tutela dei tifosi non dovrebbero essere obiettivi in contraddizione. Se esiste il rischio di acquisti irregolari, si possono individuare modalità di verifica più efficaci, rafforzare i controlli sui dati degli acquirenti o prevedere procedure di vendita online con limitazioni specifiche. Bloccare indiscriminatamente l’acquisto telematico, invece, significa scegliere la strada più semplice per chi deve gestire l’ordine pubblico, ma anche quella più scomoda per migliaia di sostenitori.

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