Un tuffo nel passato, tra quei colori giallorossi che non ha mai dimenticato. Alla guida del Castelpoto dallo scorso settembre, nel pomeriggio odierno Antonio Maschio incrocerà il Benevento, a cui resta particolarmente legato, nonostante dalla sua esperienza all’ombra della Dormiente siano passati vent’anni.
Ha vissuto da protagonista un cambiamento epocale: quel 17 marzo 2006, giorno in cui i fratelli Vigorito rilevarono il club, indossava già la maglia della Strega. “Eravamo in ritiro – ha raccontato Maschio in un’intervista rilasciata a Il Sannio Quotidiano – quando ci comunicarono il cambio di proprietà. Ricordo Ciro e Oreste felicissimi, quasi come due bambini. Si percepiva già chiaramente la loro ambizione, la voglia di portare il Benevento in alto. In un certo senso, è come se avessi festeggiato anche io questi vent’anni della gestione Vigorito”.
L’amichevole contro i giallorossi rappresenta l’occasione per riannodare i fili con un passato ancora molto vivo: “Rivedrò il presidente, lo saluterò e mi congratulerò per il lavoro fatto. Sarà un’emozione forte. La Serie B è ormai vicina e non posso che esserne felice: sono tifoso del Benevento, mia figlia è nata lì e il legame con questa città è profondo. Quel 17 marzo lo ricordo come fosse ieri”.
Per il Castelpoto, però, sarà anche un test importante in una stagione impegnativa nel campionato di Eccellenza: “Siamo una neopromossa e per la società è la prima esperienza in questa categoria. L’obiettivo principale è la salvezza, poi dall’anno prossimo si potrà pensare a qualcosa di più ambizioso. I ragazzi stanno facendo davvero bene, non posso rimproverare nulla per l’impegno che stanno mettendo. Allenare in una realtà così è un privilegio. Si tratta di persone genuine, che portano avanti il calcio con trasparenza. È nata una cittadella dello sport molto bella, un vero fiore all’occhiello per il territorio. Questa società merita grandi soddisfazioni”.
Poi lo sguardo torna sul Benevento, protagonista di una stagione di alto livello: “Sono stati una vera macchina da gol. Vanno fatti i complimenti alla società per la scelta dell’allenatore e per come è stata costruita la squadra. In campo si vedono ordine, idee chiare e movimenti ben organizzati. È una squadra che sa sempre cosa fare. Floro Flores punta molto sul possesso palla, gestito con intelligenza: non è così scontato in questa categoria”.
Infine, un ricordo che resta indelebile: quello di Carmelo Imbriani. “È sempre nel mio cuore. Mi capita spesso di sognarlo. Avevamo un rapporto speciale, anche fuori dal campo. Ricordo che nel 2007 il presidente voleva affidare a me la fascia da capitano, ma dissi subito che doveva essere Carmelo a indossarla. Era giusto così. Mi chiamò per ringraziarmi, ma non ce n’era bisogno”.



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