Confermata la squalifica di 13 mesi per Antonio Zappi, presidente dell’Associazione italiana arbitri. Questa la decisione della Corte federale d’Appello al termine dell’udienza convocata per discutere il ricorso del numero uno dei fischietti italiani, punito in primo grado per le pressioni esercitate sui vertici degli organi tecnici di Serie C e Serie D.
Respinto anche il ricorso del componente del Comitato nazionale, Emanuele Marchesi, squalificato per due mesi. Secondo le norme, con questa sentenza Zappi decadrĆ dalla sua carica di presidente: si va dunque verso il commissariamento dell’Aia.
Come si ricorderĆ ,Ā lo scorso 12 gennaio il Tribunale Federale Nazionale aveva accolto in pieno la richiesta della Procura federale, punendo Zappi con un’inibizione di 13 mesi per le presunte pressioni che il presidente avrebbe esercitato sugli ex designatori della Serie C, il sannita Ciampi, e della Serie D, Pizzi in occasione della nomina degli organi tecnici.
ChinĆ© ha raccolto l’esposto di un associato dell’Aia – che poi ha smentito di averlo mai presentato denunciando un furto di identitĆ – ma contenente elementi che hanno trovato riscontri e che la Procura ha ritenuto sufficienti a procedere: chat e mail che riguardavano appunto il turnover previsto dal nuovo Comitato per le guide tecniche degli arbitri. Ciampi da designatore della C sarebbe entrato a far parte della Commissione di A e B come uno dei vice di Rocchi, lasciando il posto a Orsato, mentre Pizzi avrebbe lasciato il vertice della D a Braschi per entrare proprio nella nuova commissione di C diretta dell’ex arbitro internazionale. Ma essendo i contratti biennali e ancora validi, per completare il puzzle sarebbero state necessarie le dimissioni dei due dirigenti. Concordate in funzione della ricollocazione, sostiene Zappi, forzate violando i doveri di lealtĆ , probitĆ e correttezza (art. 4 del Codice di Giustizia Sportiva), secondo ChinĆ©.


