Benevento, la testa di Pierozzi e lo zampino di De Coubertin

I giallorossi vincono con merito una gara dominata e mettono ulteriore pressione al Catania. Nel concitato finale la panchina lucana prova a giocare d’astuzia, ma viene punita dalla splendida incornata del terzino

Una pennellata dolce e un’incornata poderosa. La combinazione che fa volare sempre più in alto il Benevento ha la durata di un soffio e la potenza di un uragano. Quando tutto sembrava finito e le frustrazioni dovute alle numerose occasioni sprecate erano ormai in procinto di prendere il sopravvento, la testa di Pierozzi ha avuto ancora una volta il piacere e la lucidità di cambiare la storia a pochi centimetri dal traguardo. Un “corto muso” adrenalinico quanto fasullo, perché la partita sarebbe stata saldamente in tasca dei giallorossi già da un po’ senza i miracoli del portiere del Picerno, Marcone, che proprio mentre stava indossando i panni del super eroe è stato ineluttabilmente beffato.

Sulla carta è una vittoria da tre punti, ma di più potrebbe valerne in prospettiva. Benevento-Picerno è un racconto che in qualche modo attraversa lo Stivale sfociando nel trascendente. A Catania, complice il rinvio del derby con il Trapani, l’attenzione era tutta rivolta alla sfida del Vigorito. Un passo falso della Strega avrebbe riacceso le speranze, consentendo ai rossazzurri di non perdere di vista la capolista pur senza giocare, magari fiutando la chance da sfruttare in una settimana in versione light con due impegni in sette giorni anziché tre. L’auspicio è stato spezzato da un finale di gara agitato, macchiato dai soliti meccanismi farraginosi dell’FVS e da un sottile retropensiero dal sapore di antisportività.

E’ il minuto 86, la gara, nonostante le almeno cinque palle gol fallite dal solo Salvemini, è ancora inchiodata sullo 0-0. Bassoli strattona Caldirola nell’area lucana rischiando addirittura di sottrargli la maglia. L’arbitro Pasculli non ravvisa nulla, ma la panchina giallorossa gioca saggiamente una delle card a propria disposizione. Richiamato all’FVS, il direttore di gara non può fare altro che assegnare un penalty che dopo tre minuti di revisione al monitor appare cristallino. E’ un momento potenzialmente decisivo, la tensione si taglia a fette, ma a quel punto anche mister Bertotto gioca una card, richiamando a sua volta l’arbitro all’FVS per fargli rivedere un altro episodio nella stessa azione sperando che cambi idea. O almeno questa è la versione ufficiale, la logica suggerisce ben altro. Falle del regolamento consentono infatti di allungare i tempi di attesa proprio quando la mente di Salvemini è assalita dai classici pensieri del rigorista. Trascorrono altri minuti, si arriva al 93’ (sette giri di lancette in totale dal fallo su Caldirola alla definitiva concessione del rigore). Un’infinità che galvanizza il portiere Marcone e in qualche modo disorienta il bomber giallorosso, che sbaglia.

E’ in questo modo che il racconto di Benevento-Picerno si sposta anche a nord. Detto di Catania, versante Sud, ci spostiamo ora a San Siro, dove in quei momenti la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina si sta avviando alla conclusione. Non sappiamo da quale tribuna abbia seguito l’evento il Barone Pierre de Coubertin, fondatore dei Giochi, ma ci piace immaginare che riceva un avviso ogni volta che i valori di rispetto e fair play, pilastri della sua esistenza, risultano insidiati da discutibili espedienti per prevaricare l’avversario. Chissà che a telecomandare il cross di Lamesta per la testa di Pierozzi non sia stato proprio lui. Con la coda dell’occhio, mentre osservava sfilare compiaciuto gli atleti venezuelani.

Francesco Carluccio

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1 mese fa

Gruppo gia forte tecnimante. Il benevento sta dimostrando quest’anno una grande forza mentale

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1 mese fa

Meritatamente in testa al campionato vai STREGA

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