Il suo è stato uno dei gol più iconici nella storia della Serie A. Era il 3 dicembre 2017 quando Alberto Brignoli decide di fare qualcosa di impensabile.
Minuti finali di Benevento-Milan: i rossoneri sono vicini a bagnare con una vittoria l’esordio in panchina di Gennaro Gattuso, mentre i giallorossi sono ormai quasi rassegnati ad andare incontro all’ennesima sconfitta di una stagione ricca di tormenti. All’improvviso però la storia cambia e il protagonista è proprio Alberto Brignoli che lancia nell’area avversaria su una punizione di Cataldi e con un stacco di testa straordinario, scaraventa la sfera alle spalle di Donnarumma, per il 2-2 finale che rovina il debutto di Gattuso e al tempo stesso regala il primo storico punto in Serie A alla Strega.
A distanza di anni, di quel momento se ne continua a parlare. Stavolta lo ha fatto anche il diretto interessato in un’intervista concessa a Fanpage.it: “Cosa ricordo di quei momenti? Nulla di razionale – ha dichiarato -. È un’emozione unica, irripetibile. Quel gol è diventato qualcosa che va oltre me. Chi ama il calcio si ricorda dov’era in quel momento. Ed è questo il bello”.
Poi Brignoli rivela: “Avevo spesso provato movimenti d’attacco simili in allenamento perché quando lavoravamo sui calci piazzati in fase difensiva mi è capitato spesso di fare l’attaccante contro i miei compagni difensori: ho replicato un movimento che facevo spesso per simulare di sottrarmi alla marcatura. Ho ripetuto una situazione che avevo in testa ed è successo tutto come l’avevo immaginato. Un momento incredibile”.
A Benevento ha avuto modo di lavorare con Roberto De Zerbi: “Una scuola incredibile. All’epoca soffrii il metodo di De Zerbi, oggi lo ringrazio. Mi ha insegnato a leggere il gioco, a pensare prima. Ma lo stesso potrei dire che di Farioli… Ha sempre mostrato una intelligenza superiore alla media, anche per il suo coraggio e la sua volontà di uscire dalla zona di comfort. Avevo intuito che poteva arrivare ad alti livelli, e così è stato”.
Ora Brignoli gioca in Grecia: “Sta andando molto bene. Sto bene io, sta bene la mia famiglia e questo per me è fondamentale. Il livello del campionato greco è alto, spesso sottovalutato. Ho giocato l’Europa League con il Panathinaikos, ora la Conference con l’AEK e stiamo facendo bene. Sinceramente non pensavo di restare così a lungo in Grecia, invece mi auguro di rimanerci ancora. Atene vive di calcio, le pressioni sono forti ma sane. Qui ho trovato una società che sta cambiando, un nuovo allenatore, un nuovo direttore sportivo con cui mi trovo benissimo. Anche se ora sto giocando meno, ho trovato un equilibrio che mi mancava”.
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