Ciciretti si racconta: “Il passaggio dal Benevento al Napoli? A quell’età i soldi non contano, vanno fatte scelte diverse”

Lunghissima intervista dell'ex giallorosso che tocca tanti temi e ricorda l'esordio in Serie A con la Strega: "Ho visto l'emozione di mio padre"

Un’intervista a cuore aperto in cui tocca tutti i temi, dalla famiglia al calcio – con la parentesi al Benevento – fino ai suoi primi passi e a temi delicati, come l’omosessualità nel calcio: Amato Ciciretti si confessa e lo fa ai microfoni di No Lies Podcast. L’ex calciatore giallorosso, attualmente svincolato dopo la fine della sua parentesi con il Latina, racconta alcuni dei momenti più importanti della sua carriera: tra questi, l’esordio in Serie A con la maglia del Benevento. Tra i temi analizzati anche il rapporto con suo figlio Santiago, la scuola, i tatuaggi e l’argomento stipendio che ha visto l’attaccante romano protagonista di un salto importante dalla Strega al Napoli nel gennaio del 2018. Le sue parole:

ESORDIO IN SERIE A – “L’esordio in Serie A è stato il coronamento di un sogno che si è avverato. Sono stati anni difficili, anni di sacrifici. I veri sacrifici li hanno fatti i miei genitori, standomi sempre dietro. Papà prendeva i giorni di lavoro per potermi accompagnare e starmi dietro, è stato il coronamento mio personale ma penso per un genitore vedere un figlio coronare questo sogno è un sogno anche loro. Ho esordito in Serie A contro la Sampdoria a Marassi, erano venuti mio papà e mio zio a vedermi. Ho esordito e ho fatto gol, ricordo la faccia di mio papà quando sono uscito: era un’emozione per lui, aveva una faccia felice non facendomela vedere, perché lui non mi fa mai vedere le sue emozioni, ma credo sia stata una delle prime volte in cui ho visto l’emozione nei suoi occhi”

SCUOLA – “Non ho mai avuto un bel rapporto con la scuola, come la maggior parte dei bambini o adolescenti non volevo mai andarci. Però tornassi indietro avrei preferito continuare la scuola proprio a livello di persone, di conoscenze, perché poi la scuola ti lascia qualcosa anche a livello di rapporti, di amicizia. Io ho mollato che forse avevo 16 anni, andavo a giocare a calcio, avevano cominciato gli allenamenti di mattina, poi le partite. Sono andato a scuola privata e poi ho lasciato, credo in terzo superiore. L’incoscienza della giovane età, il sogno così grande di voler arrivare: non ti so dire cosa mi ha spinto a lasciarla ma ricordo un bambino con voglia di arrivare e che metteva tanto impegno in quello che faceva. E credo che proprio questo alla lunga mi ha ripagato nel mio piccolo portandomi a coronare il sogno di giocare in Serie A”.

STIPENDI – “Il compenso più alto? Guadagnavo 700 mila euro a Napoli. A dir la verità inizialmente non ci credevo, perché io venivo dall’anno di Benevento in Lega Pro che guadagnavo 30 mila euro, avevo vent’anni. L’anno dopo ho fatto molto bene, sono passato a 120 mila euro. L’anno in Serie A guadagnavo 250 mila euro a Benevento, a metà anno mi si è fatto sotto il Napoli, ho firmato col Napoli e da 250 mila euro annui sono passato a 700. Però i soldi in quel momento, a 22-23 anni non sono la cosa più importante, ci stanno altre cose che secondo me dovevano essere fatte come delle scelte. Magari uno pensava ai soldi piuttosto che alla squadra dove potevi rendere di più, penso che a 22-23 anni un ragazzo debba fare un percorso e poi arrivare, se deve arrivare, in un top club. Non ha alcun senso fare un passaggio da una piccola squadra a una così grande”.

STILE DI VITA – “Lo stile di vita ti cambia, se prima compravi un vestito poi ne compri dieci, se prima compravi un orologio da un euro poi lo compri da dieci, la macchina lo stesso. Perché non te ne rendi conto, in un mese ti arrivano 70 mila euro, li spendi e pensi che nel mese dopo ti tornano, è tutto un errore perché in quel momento non aveva alcun senso. Avrò cambiato 30 macchine, non ha alcun senso, è stata un’esperienza, penso sia tutto un’esperienza di vita. Gli anni seguenti più o meno il contratto era quello, perché poi quando giri su quelle cifre, andavo in prestito e i soldi erano più o meno sempre quelli. Ricordo l’anno in cui è fallito il Pordenone avevo 3 anni di contratto, poi si sono un po’ abbassati i contratti andando avanti con l’età, un po’ gli infortuni, i soldi ovviamente sono di meno”.

TATUAGGI – “Con i tatuaggi ho cominciato da piccolo, mi piaceva guardarli, averli. All’inizio è stata dura, papà non voleva: vedeva una cosa non bella. Sono sempre stato un ragazzo che più non volevano farmi fare una cosa e più la volevo fare e poi è diventata una passione. Ho molti tatuaggi significativi, un cuore sul polpaccio che rappresenta me e mio nonno che non c’è più. Ho la gamba destra vuota e il piede destro, il resto sono completamente tatuato. Ho anche coperture, la maggior parte sono tatuaggi sopra agli altri. Non so quantificare quanto ho speso, sicuramente tanto”.

RAPPORTI CON IL FIGLIO – “Mio figlio è la mia ragione di vita, tutto ciò che uno ha sempre sognato. Avendolo lontano non è semplice, la separazione mi ha devastato sia a livello di amore, perché ero innamorato perso della mia ex moglie, sia a livello di famiglia proprio. Vedi finire questo amore e ti crolla il mondo. Ora è la situazione di Santiago, non lo vedo, due genitori separati non capiscono che farsi la guerra tra genitori comporta poi farla al bambino, tutto quello che ora ho è mio figlio e averlo lontano è davvero difficile. Sono poche le notti in cui mi metto a letto e non piango, purtroppo mi manca. Non hai un giorno preciso in cui lo vedi, mio figlio sta a Dubai, va a scuola a Dubai e non è così semplice. Credo il periodo più brutto della mia vita sia proprio in questo preciso momento”.

VIDEO VIRALE – “Nasce come un gioco, c’era un video che girava di un signore, credo fosse calabrese, che faceva un video a un ragazzo che non sapeva le tabelline. Io scherzando so parlare un po’ tutti i dialetti, mi piace fare queste cose nello spogliatoio e decidemmo di fare questo video non sapendo quello che poteva succedere. Facciamo un video scherzoso ma ho ricevuto un sacco di insulti, dicendomi che ero ignorante, che dovevo andare a scuola non capendo che bastava farsi due risate. Non puoi a un ragazzo di 22-23 anni, tu che ne hai 50 o 60 scrivere insulti sotto un profilo per un video. Mi basta vedere le persone che ho intorno che hanno stima di me, solo questo”.

OMOSESSUALITA’ NEL CALCIO – “Io non ne ho mai conosciuti. Credo che l’omosessualità oramai non è più un problema, nel mio caso non è assolutamente un problema, e nel 2025 è anche molto esposta, non penso che un amore a prescindere uomo o donna possa avere dei limiti. Nel calcio siamo un po’ arretrati, sembra come se uno che è gay abbia qualcosa che non va quando in realtà il mondo del calcio è questo, è arretrato su questo aspetto. Come tutti i ragazzi del mondo anche nel calcio credo ci siano dei ragazzi gay. Anche per il ragazzo stesso ha una sorta di paura a farlo sapere, credo che la sua paura sia questa, non essere capito, ‘Ora come faccio? Come mi guarderanno nello spogliatoio?’, non è semplice dirlo al mondo”.

 

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Angelo S.
Angelo S.
4 mesi fa

Mi dispiace sapere stia così giù. Da tifoso sono ancora sportivamente arriabbiato con lui, ma mi ha fatto sognare. I miei figli sono cresciuti con tuo nome sulle spalle.
In bocca al lupo Cicero!

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