Nuovo scandalo legato alle scommesse nel calcio. Un’operazione condotta dalla Procura di Reggio Calabria ha rivelato l’esistenza di un’organizzazione illegale che manipolava i risultati di partite, in particolare nelle categorie giovanili, con l’intento di assicurarsi profitti attraverso scommesse truccate. Il cuore di questa rete sarebbe stato un arbitro, Luigi Catanoso, il quale è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta denominata “Penalty”. Secondo le indagini della Procura di Reggio Calabria, è emersa “un’associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva, promossa e diretta dall’arbitro della Sezione di Reggio Calabria delle categorie Primavera, Primavera 2 e Serie C, il quale dirigeva l’arbitraggio di diversi incontri calcistici, in modo da indirizzare il risultato finale e farlo convergere verso gli esiti oggetto di scommesse mirate effettuate dai membri del sodalizio”, accuse che hanno portato all’arresto di cinque soggetti.
Le indagini sono state avviate nel gennaio del 2024 dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Reggio Calabria e proseguite anche con la partecipazione dei Finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, che già investigava con altra Procura della Repubblica, e hanno avuto origine da una segnalazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli relativa ad un flusso anomalo di scommesse su di un incontro calcistico della categoria Primavera. Si tratta di Benevento-Cesena del 13 gennaio 2024, match del campionato Primavera 2 terminato 3-2 per i giallorossi. L’incontro, arbitrato proprio da Catanoso, aveva registrato un volume di giocate che si aggirava intorno ai 41mila euro. La maggior parte delle scommesse erano concentrate sulla vittoria del Benevento, con un tasso di puntate anomalo: ben 219 su 288. Le scommesse sospette provenivano principalmente da comuni calabresi, tra cui Condofuri, Melito Porto Salvo, Palizzi Marina e Reggio Calabria. È la scintilla che ha dato il via all’inchiesta: “Oltre all’evidente frode in Benevento–Cesena”, scrive la Procura, si ipotizza “il coinvolgimento di Catanoso in un più ampio sistema illecito“. I fari degli inquirenti restano su Catanoso. Analizzando a ritroso la carriera dell’arbitro, emergerebbe “una serie di anomalie nella condotta del direttore di gara”, secondo quanto riportato negli atti. Sono però le partite del 2024 a rafforzare i sospetti: nell’ordinanza di custodia cautelare compaiono cronache di match con espulsioni e decisioni arbitrali sorprendenti, tali da oscurare il risultato sportivo e alimentare i sospetti di combine.
L’attività investigativa che ne è derivata – come confermata, allo stato, dalle valutazioni del Giudice per le Indagini Preliminari – ha permesso di raccogliere gravi elementi in ordine all’esistenza di un’associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva, promossa e diretta dall’arbitro della Sezione di Reggio Calabria delle categorie Primavera, Primavera 2 e Serie C, il quale dirigeva l’arbitraggio di diversi incontri calcistici, in modo da indirizzare il risultato finale e farlo convergere verso gli esiti oggetto di scommesse mirate effettuate dai membri del sodalizio. Anche in seguito alla sua sospensione da parte degli organi di giustizia sportiva che avevano accertato le prime irregolarità, il direttore di gara reggino individuava altri colleghi arbitri, designati per i singoli incontri sportivi, per poi avvicinarli e corromperli, mediante la dazione o la promessa di somme di denaro, che potevano arrivare anche a 10mila euro a partita, sempre affinché questi conducessero una direzione di gara funzionale a far convergere il risultato verso l’esito delle scommesse effettuate dai membri dell’associazione
Al momento, oltre a Catanoso, altre cinque persone sono state arrestate con l’accusa di frode sportiva, mentre ulteriori indagini sono in corso per approfondire l’estensione dell’organizzazione e identificare altri eventuali complici. In particolare, Giancarlo Fiumanò, 42 anni, di Reggio Calabria, è stato posto agli arresti domiciliari insieme a Lorenzo Santoro, 32 anni, di Melito Porto Salvo. A questi si aggiungono Giampiero e Tommaso Reale, rispettivamente di 60 e 30 anni, padre e figlio titolari di un’agenzia di scommesse a Sesto Fiorentino, ritenuti i finanziatori principali dell’intero sistema.
Per la Procura il modus operandi era semplice ma efficace: l’arbitro faceva in modo che le partite terminassero con un numero di goal tale da poter garantire il verificarsi del pronostico “over” (cioè il superamento di un numero totale di goal per ogni match). Il direttore di gara riusciva ad ottenere tale risultato concedendo un numero importante di rigori, molto spesso inesistenti. Altre volte invece favoriva una delle due squadre, normalmente quella le cui quotazioni permettevano introiti più elevati, espellendo giocatori delle squadre avversarie senza una reale motivazione. Queste decisioni risultavano avere un impatto assolutamente rilevante sull’epilogo delle gare, che era ben lontano da quello conseguente al corretto e leale svolgimento delle competizioni sportive. Proprio su quell’esito falsato e “pilotato” gli altri componenti dell’associazione scommettevano ingenti somme di denaro che fruttavano loro elevati guadagni.


