Ex Benevento, D’Agostino ricorda Noschese: “Con Michele un’empatia speciale: è stato un colpo durissimo”

Parla il tecnico che ha allenato in Primavera il dj morto a Ibiza: "Dovevamo vederci, ricordo un ragazzo incredibilmente appassionato e motivato"

La notizia della scomparsa di Michele Noschese, dj trovato senza vita a Ibiza, ha sconvolto anche il Sannio. Da ragazzo il 35enne napoletano aveva inseguito il sogno di diventare calciatore e in una delle sue tappe nelle giovanili aveva indossato anche la maglia del Benevento. Poco più di un anno in Primavera ‘svezzato’ dal tecnico Luciano D’Agostino che lo aveva allenato e coccolato prima di vederlo spiccare il volo, verso i professionisti. Un percorso chiuso in anticipo a causa di un brutto infortunio al ginocchio e la scelta di ricostruirsi una vita nel mondo della musica.

“È stato davvero un duro colpo sapere della sua scomparsa”, racconta il suo ex allenatore D’Agostino a Il Sannio Quotidiano. Nel suo ricordo riemergono le fotografie della parentesi vissuta insieme in giallorosso: “L’ho avuto in Primavera per poco, un anno e mezzo circa, però avevamo instaurato un rapporto che andava anche al di là della sua bravura calcistica. Era incredibilmente appassionato e motivato, viaggiava da Napoli a Benevento tutti i giorni. A volte lo accompagnava il padre, il professor Noschese, e anche con lui avevo instaurato un rapporto di profonda stima. Con loro si era creato qualcosa di speciale”.

Da Napoli a Benevento ogni giorno per inseguire il sogno di diventare calciatore: “Il papà mi disse ‘Mister, se per lei va bene io mi impegno ad accompagnarlo tutti i giorni’ e quando lui era in servizio ricordo che prendeva il treno da Napoli, i compagni lo aspettavano alla stazione a Benevento e non mancava mai, faceva le corse, si faceva apprezzare molto dai compagni e da tutti. Io lo presi nella Primavera pur essendo con un anno di anticipo rispetto ai compagni, ma mi aveva convinto subito, avevo apprezzato le sue doti umane, caratteriali, comportamentali. Questa notizia è stata davvero un duro colpo”.

L’esperienza nel Benevento e il passaggio al Napoli fino all’esordio tra i professionisti con la maglia della Cavese. Poi l’infortunio e la scelta di dire addio al calcio per seguire un’altra sua passione, la musica, con il nome di Godzi. “Con i miei ragazzi c’è un grosso rapporto nel presente – confida D’Agostino – poi quando loro spiccano il volo e vanno in categorie superiori cerco sempre di lasciarli liberi di seguire i loro sogni. Però Michele l’avevo sentito, ebbe delle esperienze all’Empoli e alla Cavese, poi improvvisamente l’avevo perso di vista, avevo saputo che aveva smesso per un infortunio al ginocchio e che aveva deciso di non operarsi. Stranamente però all’improvviso tramite i social siamo tornati in contatto”.

Il rapporto ritrovato a distanza e una promessa, quella di rivedersi presto: “Un mese fa mi scrisse e mi mandò un messaggio su Facebook ‘Mister sono così contento di averla ritrovata, vorrei tanto incontrarla quando tornerò a Napoli’, io gli chiesi dove fosse e cosa stesse facendo e lui mi parlò della sua carriera artistica e della voglia di coltivare questa passione. Mi disse con fermezza ‘Mister, quando scendo a Napoli mi farebbe molto piacere incontrarla’ e gli dissi di farmi sapere. Mi parlò della Spagna, delle sue esperienze artistiche e dell’America. Eravamo rimasti a questo, poi l’altro giorno il dirigente Ievolella mi ha mandato un articolo e mi ha fatto capire tutto”.

Un colpo durissimo anche per il suo ex allenatore, alla luce di un rapporto costruito negli anni più importanti per la crescita di un ragazzo: “Sarò stato fortunato perché sono riuscito a creare questo sentimento con tutti i ragazzi, al di là della loro bravura calcistica. Dopo 17-18 anni rimane quell’empatia che ti basta un messaggio per riportarti indietro. A volte con i grandi non succede ma molto spesso capita a livello giovanile, perché ciò che accade tra i 17 e i 19 anni ti resta impresso”. Una vita spezzata troppo presto e un addio ancora avvolto dal mistero. Ciò che resta è il ricordo di un ragazzo appassionato e che nel Sannio aveva vissuto alcuni passi della sua carriera calcistica: un’istantanea indelebile per chi ha incrociato la propria strada con la sua.

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