E’ un Nicolas Viola a cuore aperto quello che si ĆØ confessato a PodCasteddu, il podcast ufficiale del Cagliari Calcio. Il centrocampista calabrese ha ripercorso tutta la sua carriera, parlando anche dell’esperienza con la maglia del Benevento.
GLI INIZI ā “Nasco a Oppido Mamertina ma cresco ā anche calcisticamente ā a Taurianova: anche mio padre giocava per cui io e mio fratello siamo cresciuto con la fissa del calcio. Tante cose accomunano Sardegna e Calabria, qui ci sono molti elementi che mi ricordano il posto in cui sono nato. Sono molto diverse per certi aspetti, ma devo dire che Cagliari a volte mi ricorda Reggio Calabria. Mi sono trovato subito a mio agio qui, quando sono arrivato mi sembrava di esserci da diversi anni”.
FAMIGLIA ā “Ho iniziato a giocare a 4/5 anni, ho avuto la fortuna di avere mio fratello che giocava e che ha un anno in meno di me. GiĆ quando eravamo bambini la passione per il calcio rappresentava tutto, ci siamo ritrovati più da grandi perchĆ© da piccoli avevamo compagnie di amici diverse. Siamo cresciuti con la voglia di giocare e arrivare in Serie A, la competizione tra fratelli nasce da subito per quanto tu possa voler bene a tuo fratello: ĆØ una rivalitĆ positiva e la sua influenza mi ha aiutato molto. Lui giocava un poā più avanti di me, era un attaccante. Io ho dovuto fare un percorso di crescita personale per capire meglio le mie emozioni”.
REGGINA ā “Sono arrivato anche prima e poi verso il 17/18 anni si sono resi conto del fatto che avevo qualcosa in più rispetto agli altri. Mi ero affacciato in prima squadra nel periodo in cui avevo ricevuto la prima convocazione in una nazionale giovanile. Serie A? Ho vissuto bellissimi anni lƬ, la Reggina mi ha fatto crescere tantissimo come uomo; lāesordio ĆØ stato bellissimo. Ricordo che giocai dal primo minuto e che poi mio fratello subentrò a me, ricordo questa esperienza con tantissima gioia anche se avrei voluto giocare assieme a lui. Uscire dal mondo del mio paesino, conoscendone poi uno nuovo, non dico che mi abbia spaventato; credo che mi abbia spinto a dover fare qualcosa in più. Mi sono dovuto conoscere tramite gli errori ed il senso di colpa che ne scaturiva!”.
BENEVENTO ā “Mi ha dato tantissimo, ho conosciuto persone che mi hanno cambiato: ero in piena maturitĆ a 27/28 anni. Roberto De Zerbi mi ha dato tantissimo anche se si stava affacciando al mondo del calcio, non era ancora un allenatore molto conosciuto. Lui ha proposto qualcosa di differente che mi ha portato a dovermi mettere in discussione, dovevo capire a cosa mi avrebbe portato quella squadra. Ho dovuto mettermi in discussione, lui mi ha svoltato la carriera: siamo in costante crescita ma quello per me ĆØ stato un punto di svolta. Allāinizio non giocavo e sono migliorato quando ho capito che non potevo attribuire la responsabilitĆ di questo agli altri. Ho capito che tutto dipendeva da me!”.
ALLENATORI E POLEMICHE POST BENEVENTO-CAGLIARI ā “Gasperini mi ha allenato per otto mesi, ma devo dire che quello non ĆØ stato un anno felicissimo per me. Prima pensavo che quella fosse una esperienza disastrosa, ma ora ho capito che mi ha fatto crescere, ho avuto Gasp che era un grande allenatore. Ho avuto anche Malesani che mi ha fatto giocare qualche partita, ma forse ho avuto dei problemi di comunicazione. Retrocessione Benevento dopo la partita con il Cagliari? In quellāoccasione io ho parlato pochissimo, poteva succedere con il Cagliari come con il Milan o la Juventus. A prescindere da questo ci vuole rispetto quando si parla, io in quellāoccasione ho avuto un poā di rabbia”.
ESPERIENZA IN SERIE B ā “La B mi ha insegnato tanto perchĆ© ho sempre giocato per vincere, sono stati anni bellissimi però ero in una zona di comfort. Facevo i miei gol ed assist, ma mi ero reso conto che non ero felice e mi sono fatto tante domande come āperchĆ© gioco a calcio?ā. Ho capito che agivo per ambizione, ma serviva qualcosāaltro perchĆ© poi non sei felice, come abbiamo visto nelle notizie degli ultimi anni. A quel punto ho capito che era lāamore per il calcio che mi portava avanti, non il riscatto sociale!”.
BOLOGNA E MIHAJLOVIC ā “Tutti mi hanno lasciato qualcosa, negli ultimi anni poi ho capito che devi accogliere le persone che siamo per quello che sono. Arrivano nel momento giusto, incontro Sinisa dopo un anno che per me ĆØ stato buono, nel quale però cāĆØ stata la retrocessione con il Benevento. Non volevo rinnovare ed ero sicuro che avrei trovato squadra: quellāanno ho rifiutato offerte dallāArabia e dalla Turchia e lo stesso in B, volevo giocare in Serie A! Mi allenavo da solo per essere pronto alla A, non arrivavano chiamate e poi mi ha contattato Bigon del Bologna. Eā stato un momento meraviglioso nel quale poi conoscevo un allenatore del quale ero innamorato calcisticamente: sinistro e che batteva le punizioni. Eā stato un anno difficile perchĆ© lui aveva dei problemi, ma capƬ che poteva darmi tanto. Quando ho saputo dei suoi problemi fisici, ho capito che si azzeravano quelli che potevano essere i fastidi per alcune cose. Non vedevo un allenatore, vedevo un uomo che stava lottando per qualcosāaltro! Con Sinisa le emozioni sono diventate cosƬ tanto amplificate da diventare riconoscibili, per questo lāanno a Bologna ĆØ stato un anno importantissimo anche se ho giocato pochissimo”.
SOGNO NAZIONALE ā “Da piccolo il massimo per me era arrivare in Serie A perchĆ© dal mio paese non ci era mai riuscito nessuno. Ho fatto tanti sconti sui miei sogni e fare questo mi ha tolto tanto, ĆØ stato un rammarico per me: era lāunica cosa che mi spingeva ad arrivare da qualche altra parte. Come ti dicevo circa i tempi con De Zerbi ā nei quali ho iniziato a vedere il calcio in maniera completamente differente ā ho capito che ci sono stati due step nella mia carriera. Il primo ĆØ stato prima di incontrare De Zerbi, il secondo inizia da quando lāho conosciuto. Sulla Nazionale posso dirti una cosa relativa a quando Pippo Inzaghi venne ad allenarmi a Benevento. La prima volta che mi vide mi disse che sarei stato uno dei suoi punti fermi, il tutto chiedendomi dovāĆØ che volessi arrivare. Io gli dissi che per quanto fossimo in Serie B, il mio pensiero fisso era quello di arrivare in Nazionale. Lui rimase sconvolto ma vedendomi allenare capƬ questa mia esigenza, lui mi ha lasciato dei ricordi importantissimi: come muovermi in area e lo spirito vincente”.



Viola, il centrocampista più forte che abbiamo mai avuto a Benevento