“La promozione in B il ricordo più emozionante della mia esperienza in giallorosso, ma il fatto di lasciare la Strega in C non mi va giù”
Il 30 giugno si è concluso formalmente il viaggio a Benevento di Ghigo Gori, per il quale la maglia giallorossa è stata una seconda pelle. Oltre duecento presenze da calciatore, ma anche quattro promozioni conquistate e quel mancato debutto in Serie A che grida ancora vendetta. Con la mancata conferma nello staff tecnico, è finita un’avventura lunga 12 anni: “Non ho ancora metabolizzato il fatto di non poter respirare aria di campo per qualche mese – ha dichiarato in un’intervista rilasciata a Il Mattino – Faccio un grande in bocca al lupo al Benevento, saluto con affetto i tifosi e ringrazio il presidente Vigorito e il direttore Foggia che mi hanno rivoluto nel Sannio”.
“Staccare il cordone dal Benevento è molto difficile – continua Gori – Spero sia solo un arrivederci, mi auguro di tornare perché qui mi sento in famiglia. Il ricordo più emozionante è sicuramente la promozione in Serie B: lì ho sentito il calore della gente, ho visto le persone piangere e mi sono legato ancora di più alla città. Era diventata un’ossessione, quando siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo la gioia di tutti è stata incontenibile, persino maggiore di quella data dalla promozione in A”.
La retrocessione in C un boccone difficile da mandare giù: “Non riesco a digerirla, anche perché non avevo la possibilità di scendere in campo per dare una mano alla squadra. Si è creato un vuoto, perché ho lasciato il Benevento dove l’avevo trovato. La retrocessione mi ha abbattuto molto, non c’è una spiegazione e non c’è da puntare il dito contro nessuno: siamo tutti responsabili. Certo avrei voluto un addio diverso”.
Il suo posto in prima squadra è stato preso dal beneventano Antonio Chiavelli: “Sono contento, con lui ho un rapporto bellissimo e so quanto tiene a questo incarico. Lo ha meritato, sarebbe bellissimo se riuscisse a dare una mano alla società per tornare in fretta in Serie B”.


