Figc, da Benevento Malagò allontana il rischio commissariamento: “Non voglio nemmeno ipotizzarlo”

Il presidente federale: "Se ci saranno questioni tecniche da affrontare, lo faremo basandoci sulle carte e non sulle interpretazioni di qualcuno"

Non solo la possibilità di portare la Nazionale nel Sannio. Da Benevento, Giovanni Malagò ha parlato anche delle questioni che accompagnano l’inizio del suo mandato. A partire dal rischio commissariamento della Federazione, legato al vizio di forma recentemente sollevato sulla sua elezione. Una possibilità che il numero uno della Figc respinge senza esitazioni: “Non ritengo giusto nemmeno pensarlo o ipotizzarlo. Il nostro percorso è corretto e trasparente“. E se arriverà il momento di affrontare “questioni tecniche, giuridiche o formali”, aggiunge, “lo faremo apertamente, alla luce del sole, basandoci sulle carte e non sulle interpretazioni che si leggono a seconda di chi parla con chi“.

Ma è soprattutto il futuro azzurro a occupare il resto del suo intervento. Perché il problema, secondo Malagò, viene da lontano. Non soltanto dagli ultimi dodici anni senza Mondiale, ma da un rapporto con la Coppa del Mondo che l’Italia ha smarrito ben prima. “Dopo la vittoria del 2006 la partecipazione iridata non è mai stata brillante. Basti pensare che l’ultima partita a eliminazione diretta giocata dagli azzurri in un Mondiale è stata la finale contro la Francia del 2006“.

Vent’anni dopo, quella distanza è diventata anche generazionale. “Mi ferma tanta gente per strada e mi dice: «mio figlio o mio nipote non ha mai visto l’Italia». Questo rappresenta un impegno e una responsabilità enorme“.

La risposta deve partire dal basso ed è per questo che è stato deciso di affidare la guida del Club Italia a Claudio Ranieri, con Gianfranco Zola chiamato a occuparsi del progetto giovani: “C’è bisogno di trasferire idee diverse, coraggiose e innovative. Dobbiamo lavorare con chi oggi ha 14, 15, 17 anni, perché saranno loro i protagonisti tra quattro anni”. L’obiettivo è arrivare a quel momento senza rincorrere l’emergenza, “non con l’acqua alla gola“, ma con una generazione di calciatori già formata e pronta.

Per riuscirci, però, non bastano i talenti. Servono luoghi dove farli crescere. E qui Malagò individua le due priorità del suo mandato: “Bisogna accelerare in maniera decisa il percorso degli investimenti sugli impianti e sui vivai. Non basta dare un euro a una società per sostenere il vivaio. Servono campi, strutture, spogliatoi, foresterie, trasporti per accompagnare i ragazzi a scuola. Una rete che non può essere forte soltanto in alcune città e fragile in altre“.

 

Redazione

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