Catenaccio addio. La Serie B cambia pelle e con essa cambiano anche le partite, i ritmi e il modo di interpretarle. Dopo le prime quattro giornate di campionato, né in Serie A né in Serie B è stato ancora registrato uno 0-0. Una combinazione mai verificatasi prima nella storia del calcio italiano dopo i primi 360 minuti.
Il segnale che il campionato cadetto sta mostrando un volto più aperto, meno speculativo, con le squadre che sembrano avere sempre meno interesse a congelare le partite e sempre più necessità di giocarle fino in fondo. Lo confermano i 2,6 gol di media a partita e i 27,3 tiri complessivi per gara, numeri che collocano la Serie B tra i campionati più offensivi d’Europa.
E c’è un altro elemento che aiuta a spiegare questa tendenza: si gioca di più. Il tempo effettivo in Serie B è salito a una media record di 57,07 minuti a partita, oltre cinque minuti in più rispetto alla passata stagione. Non è un dettaglio. Significa avere più tempo per costruire, attaccare, reagire, ma anche per andare in difficoltà quando la partita entra nella sua fase decisiva.
I dati emersi da questo avvio non sono solo record storici, ma tracciano l’identikit di un campionato imprevedibile e ultra-offensivo. Il fattore campo è totalmente in discussione: si registra il 40% di vittorie in casa contro il 35% di colpi in trasferta, segno che l’atteggiamento speculativo e difensivo delle squadre ospiti, fra l’altro una caratteristica che non risiede storicamente nella serie B, non c’è nemmeno quest’anno.
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