I casi spinosi, le scelte sbagliate, il vantaggio sprecato: il bilancio dei due anni di Carli al Benevento

Il flop di molti acquisti, i rinnovi di Acampora e Viviani, gli esoneri di Andreoletti e Auteri, l'immobilismo sul mercato di gennaio: così il dirigente toscano è finito sul banco degli imputati

Due anni come uomo mercato del Benevento. Un traguardo che Marcello Carli taglierà il prossimo 16 maggio, quando saranno passati 24 mesi esatti dall’arrivo in giallorosso del dirigente toscano, al quale il presidente Oreste Vigorito decise di affidare il processo di ricostruzione della squadra, dopo le macerie lasciate dalla retrocessione in Serie B.

Una rivoluzione mancata, un percorso simile a un Gioco dell’Oca, visto che a distanza di 731 giorni la Strega sembra trovarsi al punto di partenza. Il tutto nonostante Carli abbia avuto a disposizione quattro sessione di mercato. Anzi tre, considerando l’immobilismo dello scorso gennaio che ha influito, e non poco, sul crollo nel girone di ritorno della formazione guidata da Auteri.

“Vengo da un’esperienza negativa, dove ho fatto degli errori che ho pagato: da questi ho trovato la forza di ripartire” raccontò nel giorno della presentazione ufficiale nel Sannio per poi tuffarsi sin da subito tra gli obiettivi delineati dal patron. Individuare l’allenatore giusto, liberarsi dei contratti ingombranti e valorizzare i giovani: questo il compito assegnato dalla proprietà e consegnato nelle mani di Carli, chiamato sin da subito a una sfida tutt’altro che semplice. Al centro della scena nella sua prima estate da dt del Benevento il caso Moncini, confermato in Serie C sia in ritiro sia nell’ultima amichevole del “Meomartini” prima del debutto – nonostante i tanti rumors dei mesi più caldi – per poi vederlo preparare le valigie e salutare tutti, in direzione Brescia, a pochi giorni dall’esordio con la Turris.

Una gestione affiancata a un valzer di attaccanti tutti lontani da standard accettabili, dal ritorno di Marotta alla scelta di Ferrante, individuato come punto di forza della prima linea pur non essendo mai stato davvero decisivo in carriera. E poi la scelta di Agazzi, a lungo corteggiato, arrivato nel Sannio in condizioni precarie senza finire mai al centro del progetto. Così come i vari Benedetti e Bolsius, da certezze o promesse fino al ruolo di ultime scelte in una rosa lunga e mal assortita. A pesare su tutto anche i contratti più ingombranti di Acampora, Tosca e Viviani, tutti parcheggiati in prestito per poi vederli di nuovo a Roma, in ritiro, ancora alla ricerca di una sistemazione un anno dopo il primo arrivederci post retrocessione. Per i due centrocampisti anche un’incomprensibile firma sul rinnovo fino al 2026 prima della cessione, scelta che ha blindato entrambi nel Sannio finendo solo per posticipare il problema.

E la sfortuna del ko di Meccariello che ha compromesso i piani di Andreoletti, costretto a reinventarsi la sua difesa in attesa di cenni affidabili di condizione da Terranova, poi diventato anch’egli un interrogativo da affrontare. A dicembre l’esonero del tecnico di Alzano Lombardo, a pochi giorni dal mercato, cestinando dopo sei mesi il progetto di ricostruzione iniziato in estate con un tecnico giovane e di prospettiva.

Azzeccate le scelte di Lanini e Nardi, punti di riferimento della Strega di Auteri, meno quella di Starita che pur avendo alle spalle un percorso recente di livello non è mai riuscito ad esprimersi come avrebbero voluto sia lui sia la società. Ciò che resta davanti agli occhi è il tanto, troppo tempo perso in fase di trattativa soprattutto in estate, pur avendo a disposizione un vantaggio non da poco in termini di mesi di lavoro. Flop che sono arrivati anche lo scorso anno, con Manconi e Lamesta su tutti, entrati in un tunnel senza fine a dicembre e ancora intrappolati nella stessa dimensione. Con loro Ferrara e Borello, oggi figurine che allungano la lista senza poter dare nulla di concreto al progetto, e la mancanza di alternative valide in tanti ruoli chiave dell’undici tipo. Poi il mancato rinnovo di Ciciretti, con la porta in faccia chiusa di fronte a una richiesta in linea con gli altri contratti della rosa. In più, la gestione del caso Lanini, l’esonero di Auteri e il non-mercato di gennaio, scenario che ha fatto traboccare il vaso giallorosso generando l’esasperazione. Due anni con tanti ostacoli in più rispetto a quelli preventivati che hanno reso impervia la scalata di Carli, finito sul banco degli imputati per l’ultimo fallimento della Strega.

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10 mesi fa

Un disastro! Lui è Foggia i peggiori a livello mondiale

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10 mesi fa

Carli un emerito incompetente…

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10 mesi fa

Ma se era uno buono le squadre che lo hanno esonerato non lo avrebbero fatto. Solo perché un anno gli ha detto bene ad Empoli non significa che sia sta grande cima di DS….anzi gli esoneri sono indicativi delle sue capacità

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10 mesi fa

È stato una delusione. A casa

nicola
nicola
10 mesi fa

Secondo me non è solo colpa sua per le decisioni prese… ma non si deve mollare, diciamo che ci aspettavamo dippiù e spero abbia tempo per rifarsi

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10 mesi fa

Questo Carli, caro Vigorito, rimandalo da deve e’ venuto

Sberveglieri
Sberveglieri
10 mesi fa

Vigorito voleva Pazienza sin dal 2023.
Carli aveva insistito su Andreoletti e aveva ragione (visto quando fatto a Padova) probabilmente è stata una delle poche cose positive fatte insieme agli acquisti di Simonetti e un po’ Berra Pinato. Il resto tutti flop descritti nell’articolo

Antonio
Antonio
10 mesi fa

Il problema non è solo Carli, Auteri ha dichiarato che c’è qualcuno che ha invaso competenze non sue,queste sono persone da individuare e cacciare.

Giuseppe
Giuseppe
10 mesi fa

Non a caso aveva offerto le dimissioni

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