Rabbia, rammarico e rimpianti. Il Benevento non cambia l’abito da trasferta e viene punito ancora una volta. La quarta sconfitta in campionato (tutte maturate lontano dal Ciro Vigorito) causa ai giallorossi l’aggancio del Cosenza e spalanca al tempo stesso le porte di una settimana di passione che culminerà con l’atteso derby interno con la Salernitana. A molti sarà sembrato di trovarsi davanti a un film già visto diverse volte in questa prima fase della stagione, caratterizzata da alti e bassi che mal si conciliano con le ambizioni da primato del club del presidente Oreste Vigorito.
Alla prestazione da incorniciare sfoderata contro il Monopoli, per altro al debutto in panchina di Floro Flores, ha fatto seguito l’ennesimo scivolone. E poco influisce il tenore dell’avversario, un Cosenza volitivo e concreto, nell’ambito di un’analisi che si trascina via le solite scorie. Alla Strega è mancata la personalità per portare a casa quanto meno un risultato positivo, componente che sarebbe stata utilissima dopo il vantaggio di Lamesta per gestire il tesoretto iniziale, sull’uno a uno per non perdere la bussola, ma soprattutto nell’ultima mezz’ora, quando a fronte di un episodio negativo l’undici sannita non ha accennato la minima reazione, come se nulla cambiasse tra la sconfitta e il pareggio.
L’allenatore napoletano nel post gara ha parlato anche di ‘coraggio’, mostrandosi sorpreso della metamorfosi compiuta dalla sua squadra in soli sette giorni. Un fenomeno atavico, che aveva avuto modo solo di conoscere da osservatore esterno fino a una manciata di giorni fa, ma che ora si ritrova a fronteggiare da protagonista. Trovare la chiave di volta non sarà per nulla semplice, considerando che quando si esplora la sfera del carattere non esistono tattiche che tengano. Smuovere sul piano psicologico un organico costruito già di per sé per vincere, che dovrebbe aggredire ogni pallone come se fosse l’ultimo, è una sfida avvincente quanto complessa, perché viene da chiedersi come sia possibile che in situazioni di disagio non emergano figure carismatiche in grado di caricarsi il peso del risultato sulle spalle. E perché chi subentra non riesca a calarsi mai, o quasi mai, nelle difficoltà della partita con immediatezza.
E’ indubbiamente questo l’elemento in cima alla scala gerarchica delle priorità. Si può discutere delle scelte (Ceresoli ha dimostrato di rendere meglio da esterno che da braccetto difensivo, eppure era di nuovo lì), delle defaillance (Ricci che rischia grosso per un pugno nel primo tempo, Scognamillo che regala il rigore del 2-1 ai rossoblù), ma se il Benevento non riesce a creare le condizioni per concedersi anche soltanto un tiro nello specchio della porta in tutta la ripresa, il problema è ben più serio delle scelte legate alla lavagna tattica. Davanti a un ostacolo del genere, che ad Auteri è costato la panchina, Floro Flores si è mostrato fiducioso, rivendicando tempo per lavorare sui suoi principi e per ribaltare la situazione ereditata. Ma a dettarlo saranno anche le dirette concorrenti, con la platea che si è nel frattempo allargata con l’ingresso proprio del Cosenza. Alcune arrancano, altre meno, ma nessuna di loro finora ha perso quanto il Benevento. Siamo appena a novembre, ma forse i bonus sono già finiti.
Francesco Carluccio



Tranne qualcuno, questi sono giocatori da girone A, nel nostro girone ci vogliono le⚽⚽.
Dopo la B con Inzaghi quanti scontri diretti abbiamo vinto nei vari campionati?? Credo zero, a parte vittorie nei play off con Triestina e Torres. Non è certo un caso: calciatori borghesi, poco attaccati alla maglia o troppo inesperti.
Cnq invece di fare j lezioni e i fenomeni che volete entrare in porta oslla e giocatori cercate di imitare gli avversari che in area cercano il fallimento poi avere kl rigore dietro da arbitri xcardi come quellk di ieri che era vicino e non ha dato nulla poi con.la telecamera hs cambiata tutto