Sette minuti di follia e due punti svaniscono nel nulla. Non serve scomodare le antiche massime legate al calcio per rimarcarne l’imprevedibilità, significherebbe trascurare gli insegnamenti lasciati in dote dalla notte di Picerno.La pelle della Strega brucia ancora a causa di scottature evitabili, frutto di un’approssimazione che già a Casarano era costata addirittura l’intera posta in palio. Il 2-2 maturato in Basilicata ha riacceso una spia: non esistono partite chiuse prima del triplice fischio.
In una serata che aveva visto il Benevento partire all’arrembaggio e finalmente convertire in gol il primo tiro in porta, in pochi si sarebbero attesi un epilogo diverso dalla vittoria, soprattutto dopo il rigore del 2-0 trasformato da Salvemini (prima doppietta in giallorosso, sei centri totali finora). Eravamo a inizio ripresa, l’ossatura del 4-2-3-1 a trazione anteriore proposto da Auteri stava mostrando più luci che ombre. La tentazione di tirare i remi in barca per risparmiare energie in vista del match interno contro il Trapani si è fatta strada per sei minuti sulla panchina giallorossa, fino a prendere il sopravvento all’ora esatta di gioco.
Eccola, dunque, la nuova svolta. Tra l’infoltire il centrocampo e dare ossigeno alle corsie laterali, l’allenatore sceglie la seconda opzione. Fuori Ceresoli e Lamesta, ancora una volta il migliore (un assist e un rigore procurato), dentro Pierozzi e Ricci. Due mosse che cambiano direzione alla partita, ma nel verso sbagliato. Eppure il punto potrebbe non essere questo. Può capitare di sbagliare qualche calcolo, fallire una strategia, non veder premiata una decisione presa a gara in corso, con il tour de force che aleggia insistentemente nei pensieri. Trattasi di errore umano, accade anche ai migliori al mondo. Di sicuro chi è entrato in quel momento avrebbe potuto e dovuto fare di più per proteggere il risultato, così come chi era in campo avrebbe fatto bene a percepire quelle mosse come un incitamento a reggere l’urto di un eventuale rientro dei rossoblu, ad amministrare il vantaggio con la massima attenzione, non a tirare i remi in barca come è invece accaduto.
A questo aggiungiamo un dettaglio di non poco conto. Il Curcio di Picerno, come tanti della categoria, ha la fama dello stadio-trappola. Lo dicono la sua conformazione, il suo manto in sintetico, la tribuna attaccata al campo che lo trasferisce di diritto in un’altra epoca. In contesti del genere la possibilità che si scateni una corrida agonistica è sempre più che tangibile. E quando accade davvero, alle squadre meno dotate capita sovente di fare il miracolo contro avversari di altra caratura. La Strega doveva tenersi al riparo da un’ultima mezz’ora in cui non si è giocato praticamente mai. Forse è questo il più grande rammarico. Un’unica emozione: la girata di Tumminello deviata in angolo da Summa. Polvere di stelle, ma pur sempre polvere. Per l’ex Crotone una ventina di minuti di sostanza in tandem con Salvemini. E’ ancora da capire se i due possano coesistere senza offuscarsi, ma al momento averli entrambi dalla propria parte, con cinque cambi a disposizione, è quanto meno consolante.
Francesco Carluccio


