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Benevento, i calci piazzati sono un problema: da palla inattiva quasi la metà dei gol subiti

La formazione giallorossa finora ha al passivo 31 reti in 28 giornate: 13 di queste sono arrivati da calci da fermo

Era un problema che sembrava risolto, ma che nelle ultime uscite è riaffiorato, frenando il cammino del Benevento verso la salvezza. Quello dei gol subiti su calcio piazzato è tornato a essere argomento di stretta attualità in casa giallorossa dopo la partita di Terni, in cui la Strega ha preso due reti su palla inattiva e in altre circostanze è stata graziata dai legni.

Il conto dei gol presi su calcio piazzato è così salito a 13 sui 31 subiti fino a questo momento della stagione: ciò significa che oltre il 40% sono arrivati da palla inattiva, ossia da calci d’angolo, calci di punizione o rigori. Un’incidenza sicuramente alta, un problema che è riemerso da quando sulla panchina giallorossa si è seduto Roberto Stellone. Delle cinque reti che il Benevento ha subito nella gestione del tecnico romano, tre sono arrivate su calcio da fermo.

Una situazione che si ripete, perché anche nella gestione Cannavaro si verificò qualcosa di simile: nelle prime tre partite disputate con il napoletano alla guida della Strega, i sanniti subirono cinque gol, quattro dei quali nati da palla inattiva. L’ex allenatore del Benevento riuscì a porvi rimedio, tanto è vero che nelle successive quattordici gare, i giallorossi finirono per prendere tre reti da palle inattive, ma di queste solo una arrivò dagli sviluppi di un calcio d’angolo (contro il Cosenza). Segno evidente che i meccanismi di difesa della propria porta sui calci da fermo iniziavano a funzionare bene e che la retroguardia giallorossa aveva ritrovato un minimo di sicurezza e di affiatamento quando era chiamata a respingere i tentativi degli avversari da palla inattiva.

Ora il problema è tornato a essere ricorrente e probabilmente non è un caso, visto che con il cambio di guida tecnica, cambiano ovviamente anche strategie e modi di disporsi in area di rigore. Alla base quindi non è detto che via sia un discorso di scarsa attenzione o una questione di natura psicologica. O meglio, non solo, perché potrebbe dipendere anche dalla necessità di provare e riprovare situazioni di gioco, per comprendere fino in fondo i principi a cui Stellone si ispira. Se così fosse, sarebbe solo una questione di tempo e di allenamento, con verifiche, prove e situazioni da ripetere all’infinito per risolvere le criticità.

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