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Avversari Benevento: tasse non pagate, Genoa a rischio penalizzazione

Segnalazione della Covisoc alla Procura federale in merito a ritenute Irpef di settembre e ottobre 2022 non versate

La Procura federale ha aperto un’inchiesta sul Genoa, dopo aver ricevuto una segnalazione dalla Covisoc. Secondo quanto riportato da Tuttosport, il club ligure non avrebbe versato le ritenute Irpef di settembre e ottobre 2022 entro il termine previsto del 16 dicembre. L’Articolo 33 del Codice di Giustizia Sportiva prevede che il mancato versamento delle imposte può comportare la penalizzazione della squadra di almeno 2 punti in classifica. Il caso in questione, come detto, è piuttosto complesso. Il Genoa ritiene che non fosse più tenuto a pagare le ritenute Irpef perché i suoi debiti fiscali erano stati nel frattempo trasferiti al di fuori della società e sono ora oggetto di una transazione avviata con l’Agenzia delle Entrate. Tutto nasce dalla decisione del club di “accollare” alla società controllata Genoa Image Srl. Store Museum & Marketing – che si occupa della gestione del marchio rossoblù – le tasse e i contributi non versati dalla controllante Genoa C. & F.C. Spa. Un passaggio che fa parte della più ampia operazione di ristrutturazione del debito (oltre 100 milioni fra tasse e contributi calcolati al 31 dicembre 2022) avviata dalla holding americana 777 Partners, che a settembre 2021 ha acquistato la proprietà del club da Enrico Preziosi.

Successivamente è stata la Genoa Image a presentare le proposte di transazione fiscale e previdenziale al Fisco e all’Inps, che comprendono anche i 2 milioni e 270 mila euro di ritenute Irpef – su stipendi complessivi da 5,75 milioni di euro pagati a settembre e ottobre 2022 – non versati dal Genoa entro i termini previsti dalla Figc. Ma tutto questo alla Covisoc non torna. Nei primi giorni di gennaio la Commissione di Vigilanza della federazione si è scambiata una serie di Pec con il club ligure per approfondire la questione. Il Genoa ha comunicato che “la controllata Genoa Image S.r.l. Store Museum & Marketing – si legge nelle carte inviate alla procura federale – aveva depositato: i) in data 20 dicembre 2022 una proposta di transazione fiscale ex art. 63 del Codice della crisi e dell’insolvenza formulata nell’ambito di un accordo di ristrutturazione dei debiti; ii) in data 22 dicembre 2022 una proposta di transazione previdenziale da collocarsi nel medesimo ambito giuridico”.

La società rossoblù ha inoltre spiegato che “l’oggetto delle prefigurate iniziative transattive esperite dalla Genoa Image S.r.l. Store Museum & Marketing era rappresentato da debiti fiscali e contributivi della controllante Genoa C. & F.C. S.p.A. di cui la controllata si era fatta carico in forza di un accollo cumulativo”. Stando all’interpretazione dei dirigenti liguri, questo avrebbe consentito di “omettere l’adempimento degli obblighi fiscali interessati dalla proposta di transazione”. Genoa Image pagherà l’affitto del ramo d’azienda “non sportivo” concesso dal club in concessione per 16 anni mediante l’accollo del debito fiscale e previdenziale del club, “con mandato a Genoa Image di provvedere alla transazione di tale debito con gli enti competenti”.

In virtù di questo, secondo la società, tutti i versamenti dovuti allo Stato “verranno sospesi fino alla data di accettazione e omologa” delle proposte di transizione fiscale e previdenziale. Ma secondo la Covisoc, visto che le proposte di transazione presentate allo Stato sono successive al termine previsto per il pagamento delle imposte per non incappare in sanzioni, la spiegazione del club non regge. “Tale circostanza – scrive ancora la Commissione – desta oggettive perplessità in quanto l’omesso coinvolgimento nelle pertinenti procedure della figura del debitore originario (id est la controllante Genoa C. & F.C. S.p.A.) appare di equivoca contestualizzazione giuridica. Nella disciplina sportiva, infatti, non risultano (per quanto noto) previsioni ostative all’esperimento della cosiddetta transazione fiscale direttamente da parte della Genoa & F.C. S.p.A. che appare il soggetto legittimato attivo in tal senso”. Da segnalare che nella proposta di transazione fiscale presentata all’erario dalla società controllata dal Genoa, fanno parte anche le tasse sospese durante la pandemia e adesso rateizzabili in 5 anni e in 60 rate, grazie all’emendamento inserito nella Legge di Bilancio approvata dal governo.

Il club – riporta ancora il quotidiano in edicola oggi – ha inviato all’organo federale la copia del contratto di affitto del ramo d’azienda firmato dinanzi al notaio Federico Cattanei e registrato il 20 dicembre scorso, allegando anche la perizia con cui il commercialista Stefano Marastoni ha certificato la congruità del canone d’affitto concordato: 3,1 milioni di euro all’anno più Iva e 4,43 milioni annui per il contratto di licenza del marchio. Il Genoa ha inoltre documentato l’avvenuto deposito degli atti di transazione fiscale e previdenziale all’Agenzia delle Entrate e all’Inps. Dai dati emerge che il club ha accumulato circa 98 milioni di euro di debiti fiscali e quasi 8 milioni di debiti previdenziali, così ha proposto di versare allo Stato il 51% dei debiti tributari comprese sanzioni e interessi, pari a circa 48 milioni di euro, e l’89% dell’ammontare complessivo dovuto all’Inps spiegando che la proposta è “più conveniente rispetto a qualsiasi alternativa concretamente praticabile”, ipotizzando che in caso di fallimento e “liquidazione giudiziale” del Genoa nessun debito verrebbe pagato.

Lo squilibrio economico e finanziario della società si evince dai numeri dei bilanci presentati all’Agenzia delle Entrate e all’Inps. Il costo degli stipendi del Genoa supera l’ammontare dei ricavi e al 30 settembre è stata stimata una perdita di 44 milioni di euro nell’esercizio in corso. La proprietà ha presentato un business plan per il periodo 2022-2038, che prevede il rilancio del club attraverso il ritorno in Serie A e la futura partecipazione alle coppe europee, oltre a una riorganizzazione societaria e alla collaborazione con le altre società controllate da 777 Partners: oltre che del club rossoblù in Italia, la holding statunitense è proprietaria di Hertha Berlino in Germania, Red Star di Parigi in Francia, Standard Liegi in Belgio, Vasco da Gama in Brasile e ha delle quote nel Siviglia in Spagna e del Melbourne Victory in Australia. Secondo le stime, il Genoa ridurrebbe le perdite a 7 milioni di euro nell’esercizio 2037-38 e azzererebbe i debiti. Ma i documenti presentati non sono bastati a convincere la Covisoc che ha quindi girato le carte alla Procura federale, chiamata ora a indagare su un caso complesso e senza precedenti.

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