Ultimi istanti di partita, le telecamere indugiano su Floro Flores. La sua espressione è la sintesi perfetta di Benevento-Vicenza. Gli occhi non mentono, fissano affranti il vuoto mentre una vittoria che sembrava sua gli sta sfuggendo dalle tasche. E’ il calcio, uno sport situazionale come pochi altri nel panorama delle discipline di squadra. Il peso dei cali di tensione e degli episodi lo accomunano a quelli individuali, e forse è per questo che la componente epica lo avvolge con una certa frequenza.
Il Benevento ha bevuto l’amaro calice in un sabato partito sotto i migliori auspici. Nel primo tempo i giallorossi erano riusciti a non far vedere palla agli uomini di Gallo, in totale balia di un fraseggio certificato dal 70% di possesso e da un indiscusso predominio territoriale. Fino all’intervallo la partita è stata giocata a due velocità, con una serie di interessanti varianti tattiche messe in campo dalla Strega soprattutto a centrocampo, dove Kouan e Maita si sono alternati in cabina di regia lasciando a Siatounis la libertà di inserirsi a ridosso della trequarti. Un ingranaggio perfetto, che non soltanto ha portato al gol del greco (il secondo in due partite) ma ha anche scardinato il piano tattico di un Vicenza fin troppo remissivo, complici le ferite causate dalla bruciante sconfitta interna con il Pisa.
Alle 15.45, nonostante diverse potenziali occasioni non sfruttate (tra cui un contropiede di un Lamesta in ombra al 42’), solo i più audaci avrebbero potuto immaginare un cambio di registro improvviso. Eppure è bastato un cambio di strategia, come spesso accade, a sparigliare le carte e a dare una spinta diversa agli ospiti. Lo spostamento di Corazza sull’out mancino ha dato fastidio alla Strega, nel frattempo impegnata a sprecare in più di un’occasione il colpo del ko in contropiede. Il gol del classe 2004 di proprietà del Bologna ha aperto un varco nei pensieri dei veneti, risvegliandoli dal torpore e dando una spinta fin lì impronosticabile.
Il colpo ha fatto male al Benevento, che ha lasciato galleggiare la partita provando a condurla in porto con l’aggiunta di un difensore (Dalle Mura) e il passaggio alla difesa a tre. Una variazione che di per sé non avrà forse influito sul risultato – non va dimenticato che il Vicenza ha pur sempre pareggiato con una magia da fuori area di Caferri – ma ha probabilmente inciso sull’atteggiamento, svelando un rovescio della medaglia che Floro Flores non ha gradito nei minuti finali, quando gli dèi del calcio si sono sbizzarriti, consegnando un’occasione da tre punti per parte. Alla fine, probabilmente, in casa giallorossa è stato tirato addirittura un sospiro di sollievo. E’ andando oltre il tabellino che si può provare a cogliere il messaggio di questo settimo turno: il Benevento ha da limare più di un difetto ma ha l’aria di essere una squadra in crescita, presenta un’identità precisa e coltiva la capacità di divertire. Esattamente come qualche mese fa, ma a un livello più alto.
Francesco Carluccio


