Vigorito racconta i suoi 20 anni di Benevento e svela i programmi futuri

Il patron giallorosso: "L'amarezza più grande la retrocessione in Serie C, Sandro il giocatore più forte. Sogno una squadra fatta per il 70% di giovani, per Prisco abbiamo rifiutato un'offerta milionaria. La copertura totale dello stadio? Il progetto c'è, ma l'iter burocratico richiede tempi troppo lunghi"

Oreste Vigorito presidente Benevento Calcio

Vent’anni di Benevento, 80 di vita e una certezza che Oreste Vigorito ribadisce con forza: il suo rapporto con la Strega non è ancora arrivato al capolinea. Anzi, il presidente giallorosso guarda avanti, forte di una storia che intreccia calcio, sconfitte, promozioni, cadute e ripartenze.

Ospite della trasmissione OttoGol, in onda su OttoChannel, a pochi giorni dalla sfida con il Cesena, il patron giallorosso ha ripercorso la sua lunga esperienza alla guida del Benevento, raccontando soprattutto ciò che lo ha spinto a restare anche nei momenti più difficili.

Festeggiamenti per gli 80 anni – “Gli 80 anni non sono stati un traguardo, ma una tappa. Se pensi che ogni cosa che fai è un modo per farne altre dopo, meglio, si crea uno sprint in più. Ringrazio tutti coloro che hanno avuto la sventura di incontrarmi nel giorno del mio compleanno o che mi hanno voluto mandare gli auguri. Io ho nel cuore la generosità dei sanniti e dei tifosi in particolare, se qualcuno non l’ha capito dopo 20 anni non può essere un mio problema. Me ne sono andato in montagna, da solo. Ho fatto una passeggiata per vedere alcuni terreni che ho, ho giocato un po’ con i miei cagnolini e con qualche asino. Era il giorno della partita con il Frosinone, mi sono fermato sull’autostrada e ho preso un panino con la mortadella prima di vedere la partita sul telefonino. Dopodiché sono tornato a casa e le mie figlie mi avevano organizzato una cena: siamo stati insieme con mia moglie e i miei nipoti. Sono rimasto sorpreso e ho avuto una marea di regali, forse perché qualcuno pensava fosse il mio ultimo compleanno… ma non è mia intenzione. Non ho mai festeggiato i compleanni, sono giorni in cui preferisco rimanere da solo per rivedere il film di tutti gli anni e soprattutto dell’ultimo anno. Non tanto per capire chi sono, ma per capire chi voglio essere“.

I ricordi della sua gestione – “Nella vita di un uomo c’è sempre la forza di reagire immediatamente dopo qualcosa che non è andata bene. Quando mio fratello è andato via non avevo intenzione di continuare. Fino ad allora ero stato un presidente di rappresentanza, vivevo poco anche la città per il mio lavoro. Per quanto mi piacesse il calcio, non era così tanto da inserirlo nei problemi di tutti i giorni. Ciro andò via a ottobre 2010 e mi ripromisi di arrivare a fine stagione per non consegnarla nelle mani di qualcuno non affidabile. Questo non succederà mai. Ho avuto qualche offerta, ma ridicola. Allora non avevo chiesto offerte, ma di prendersi in mano questo bambino tanto amato da me e mio fratello. Camminai da una curva all’altra e ricordai tutte le frasi che ci eravamo detti con mio fratello, tra cui ‘noi andremo in B’. Avevo l’impressione di tradire qualcosa che avevamo fatto e voluto insieme, quindi capii che non avrei mai lasciato il Benevento. Da solo pensavo di non poter andare avanti, ma da quel giorno ho capito che Ciro era accanto a me. Sempre, tanto è vero che parlo con lui. Questa è una di quelle cose che non mi toglierà mai nessuno, è una delle cose che mi ha dato il Sannio. Mio fratello amava questa città e questa squadra, non so se più o meno di me perché penso che l’amore non abbia un peso specifico. Lì capii che non sarei mai andato, anche se mi ero ripromesso di andare via quando saremmo arrivati in B. Invece poi… è stato l’affetto della gente, non la gloria e la fama, a farmi restare. Per me il contatto era lo stadio e questa gente mi ha fatto sentire l’affetto. Allora ho deciso di continuare, riorganizzando le mie cose, fino a quando non ci fu la prima contestazione nei miei confronti contro il Como: io non volevo andare via, ma mi convinsi che la mia inesperienza non faceva bene al Benevento perché ero un presidente diverso. Era la mia prima fase di presidenza: pensavo di poter risolvere molto nel calcio comprando calciatori quasi come le figurine. Non mi rendevo conto di certi meccanismi che sa solo chi conosce il calcio, non pensavo di avere l’esperienza giusta e invitai delle persone a farlo: ma il Benevento era a carico mio. Ebbi la sensazione di non essere mai stato e di non essere più il presidente di una squadra di calcio. Poi vincemmo il campionato e lì ci fu un’altra svolta, come spesso succede i campionati si vincono quando si soffre: sarà l’istinto di sopravvivenza… Qualche squadra della nostra C ha vinto il campionato senza avere neanche il campo di allenamento. Mi sono reso conto che avevamo davvero vinto il campionato e senza una mia presenza fisica, con una regia di consulenti: in quelle mani, però, il Benevento non avrebbe avuto futuro. Avevo una scrittura in cui avevo il diritto di riprendermi il Benevento, non ero convinto che quelle persone potessero continuare a portare il Benevento in un certo modo.
Quell’anno era andato bene perché c’ero io, ci vogliono gli attori ma se il produttore non ci mette i soldi il film non viene girato… Lo tenni e l’anno dopo vincemmo il campionato, quella vittoria mi inorgoglì e mi fece pensare di aver capito qualcosa. Siamo stati fortunati, ma fummo capaci di prendere la fortuna e questo non lo fanno tutti. Per la Serie A non eravamo preparati e non avevo la maturità per capire che una serie del genere non andava affrontata come stavamo facendo. Facemmo e feci l’errore di pagare per fior di milioni calciatori di B, che avevamo battuto. Il girone d’andata fu disastroso, dovemmo esonerare Baroni. Poi nacque un altro Vigorito, feci una campagna acquisti ad allenatore e ds esonerati: chiamai De Zerbi contro la volontà di tutti, anche della città che lo accolse con uno striscione “Zingaro, torna a Foggia”. De Zerbi voleva uscire per parlare con i tifosi, gli dissi solo di fare l’allenatore. Nell’ultimo messaggio di auguri mi ha detto di salutare la città e che non ha mai dimenticato di aver iniziato la carriera qui. Prendemmo anche dei calciatori, ma non fu sufficiente: anche se c’era un altro Oreste Vigorito, che voleva tornare in A di nuovo e con le proprie mani. Sagna, arrivato al campo di Paduli, capì che gli spogliatoi erano dei container e disse ‘Va bene’: è stata una delle persone più legate al Sannio, ama questa città e mi promette sempre che verrà. De Zerbi non sapeva come allenarlo, era un campione di livello mondiale. Diabaté invece De Zerbi non lo voleva, lo presi leggendo da un giornale che aveva segnato in ogni serie in cui aveva giocato: non ebbi una grande impressione all’inizio a Lecce, dove eravamo in ritiro, ma facemmo un grande girone di ritorno. L’anno dopo quella squadra arrivò in semifinale play-off di B perdendo in semifinale perché Bucchi, che è un ottimo ragazzo, decise che la squadra doveva andare alla garibaldina in casa pur avendo vinto l’andata a Cittadella. Quell’anno ci suicidammo. Dopo il secondo anno di B tornammo in A, con record di punti in B: non ce li godemmo a causa del Covid. Il girone d’andata in A era stato da Coppa Uefa, al ritorno fu un disastro: avessi saputo allora quello che ho saputo dopo, forse non saremmo retrocessi. Ma queste sconfitte non mi hanno fatto mai venire il dubbio di andare via. Io dalle sconfitte non scappo, mai: era su di me che avevo dubbi. Non andrò mai via quando qualcuno mi dirà di andare via, e penso che nessun tifoso del Benevento possa dire ‘vai via’ a un presidente come Vigorito. Chi lo ha fatto forse aveva qualcosa dietro, ma quando poi misi le chiavi sul tavolo dicendo ‘venitelo a prendere, purché lo trattiate bene’ non si presentò nessuno. Ho dedicato 16 anni al Benevento Calcio senza mio fratello, fisicamente, ma come spirito e mentalmente lui è con me. Oggi potrei andare via, ma poi è scattata l’altra molla di orgoglio: non sono andato in C per colpa mia. Quando vincemmo e andammo per la prima volta in B, non volevo andare in centro: andammo con Pallotta e gli altri, ma la gente venne ad abbracciare me perché il beneventano intelligente sapeva che il presidente ero io“.

L’approccio con Benevento – “Nel 2005, quando il Napoli fu messo all’asta, partecipammo io e altri due imprenditori. Non ci fu dato perché l’altra offerta, quella di De Laurentiis, era più valida. Diego Palermo andò in ritiro insieme a Montervino, stavo mandando le persone in ritiro perché ci era stato assicurato che l’avremmo preso. Quando ci fu questa delusione mi prese l’idea dello spettacolo. Venni a Benevento per una conferenza sui musei egiziani e fui invitato dal presidente Nardone, con Ciro: andammo alla Rocca dei Rettori, c’era il sindaco D’Alessandro e qualche altro di cui non ricordo il nome. Mi dissero che la squadra che veniva da un fallimento era stata tenuta su da una sponsorizzazione della Provincia, Mangiarsannio, ma che dopo 4-5 mesi di gestione non c’erano i soldi per andare in trasferta. Mi chiesero un contributo e non mi tirai indietro. Mio fratello, quando scendemmo dalla Rocca, disse ‘Non metterti nel mondo del calcio’. Dopo un mese mi richiamarono, avevano finito anche i contributi. Siccome Ciro amava il calcio, decisi di prendere la società e di far fare la squadra di calcio a Ciro. Andammo dal notaio per l’atto e nella foto compare un’immagine di Padre Pio. Andammo a fare la riunione per comunicarlo alla squadra e vidi un collaboratore con una tuta rossoblù, era l’allenatore: mi disse che non gli avevano dato la tuta giallorossa e stava usando quella del Taranto, che aveva allenato l’anno prima. La domenica partirono per andare a Prato e io telefonai al team manager, perché non mi aveva ancora avvisato se fossero arrivati o meno: mi disse che erano andati a Pescara perché l’allenatore aveva dimenticato la borsa lì. Dissi a mio fratello di esonerarlo subito e di chiamare Specchia. Vincemmo qualche partita e andammo a fare un play off a Sansovino…“.

Il giocatore più forte – “Per qualità quello che mi ha lasciato un ricordo indelebile è Sandro. Aveva mezza gamba, si allenava con il suo allenatore personale che si era portato dal Brasile. Prima di una partita molto importante era fermo, gli dissi che non poteva giocare ma si fece massaggiare tutta la notte e il giorno dopo era in campo. Tanto è vero che lo prese il Genoa e, dopo una settimana di allenamento senza Vigorito che gli faceva fare ciò che voleva, si ruppe. Poi per signorilità e affetto Sagna. Tra gli italiani i tre Immortali che sono tornati“.

L’amarezza più grande – “Avere un rapporto come quello che ho io con la tifoseria mi sostiene in un momento di difficoltà. Non siamo robot, dico che amo molto i bambini ma ci sono giocatori giovanissimi che hanno tra i 18 e 21 anni. Sono persone a cui affidi i tuoi sogni e che hanno la buona abitudine non dico di imbonirsi il presidente, perché tanto lo stipendio lo ricevono lo stesso, ma di affezionarsi. La retrocessione in Serie C è scritta sui giornali e sui verbali dei Tribunali, non l’ho scritta io. E tra quelle righe, c’erano nomi che non possono far altro che farti venire la voglia di andare via. Non puoi dividere le partite e le serate a -2 o a 0 gradi. Non vado mai nelle salette dei presidenti, sto sulle gradinate come fanno i miei ragazzi. Perché sono uno della squadra. Poi scopri che la barca affonda e che a remare eri rimasto con pochi. Nella vita si perde, ma se perdi con degli amici sei addolorato anche per loro; se invece perdi da solo, sei addolorato solo per loro e l’altro dolore non lo senti“.

Cosa cambierebbe di questi 20 anni – “Mi tengo tutto quello che ho fatto, bello e brutto, sperando di far diventare bello ciò che è brutto e bellissimo ciò che è bello. La vita dà l’opportunità a tutti, la differenza tra un uomo e un altro è che chi non ha l’opportunità se la crea e chi ce l’ha la perde. Rimpiangere ciò che si è fatto significa anche sciupare ciò che hai vissuto, ma invece va conservato perché porta delle emozioni. Indietro non si torna, ma si guarda avanti. Sono orgoglioso di essere sannita e rispetto i sanniti. Se potessi rinascere, vorrei rinascere in due posti: nel Sannio e di nuovo a Ercolano”

Il Benevento del futuro – “Sogno di costruire una squadra formata per il 70% di giovani del vivaio, non solo del Benevento ma anche di altre squadre come quest’anno con la Roma, di rafforzarla con 3-4 elementi di Serie A validi e di andare a competere con gli altri un’altra volta. Ma se non la si costruisce in questo modo, la Serie B per il Benevento sarà la categoria da cui non si muoverà più“.

Restyling stadio e copertura -“Lo stadio Ciro Vigorito è uno dei più belli d’Italia, avrebbe bisogno di un restyling ma è lo stadio di una squadra di provincia. Per modificarlo andrebbe fatto un progetto, che ho fatto preparare, ma che avrebbe un lungo corso. Il problema è che questo stadio è stato costruito in epoca precedente alle norme antisismiche e appesantirlo può essere un problema. Il Comune ha speso dei soldi, meno dei miei, ma ha speso. Ampliarlo? Credo che i posti siano sufficienti. Farlo diventare un centro commerciale non ne vedo l’utilità. Farne una struttura polisportiva? Ci sono dappertutto campi da rugby, padel o tennis. Lo stadio deve essere la casa del Benevento Calcio. Per fare la copertura bisogna appesantirlo, si può fare solo creando appoggi esterni allo stadio. L’iter burocratico per poterlo fare, creando magari anche un intero impianto fotovoltaico sopra, richiede una preghiera che io campi altri 50 anni. Sulla convenzione: ho chiesto determinate cose che erano state più o meno accettate, sono in valutazione per i prezzi che dovrebbero essere dati per un credito che io credo di vantare nei confronti del Comune. Non si trova una valutazione. Il sindaco Mastella ha ottenuto un finanziamento dalla Regione, che dovrà arrivare, per la copertura nella tribuna centrale. La copertura totale comporta un restyling che interessa tante realtà e non credo si possa fare in breve termine“.

La scelta di Carli e i tre anni di Serie C – “Ho scelto Carli perché è l’esempio di come si fa a far crescere un vivaio. All’Empoli ha venduto giocatori per 180 milioni di euro. Lo conoscevo, ho letto le sue interviste, ma prima che decidessi di prenderlo. E quando è venuto gli ho detto ‘Se vieni, devi venire a fare calcio con lo stile dell’Empoli’. Che in realtà era lo stile suo, che aveva portato a Empoli. La mazzata della retrocessione era stata così grande che non ci saremmo più ripresi secondo me, mentre il secondo avevamo la possibilità. C’erano giocatori con tre anni di contratto già dalla Serie A, perché altrimenti non sarebbero venuti in una squadra neopromossa. Società più organizzate della mia scrivono nei contratti ‘se andiamo in B, ti viene ridotto lo stipendio’. Qualcuno invece qui anche in C ha preso stipendi da Serie A. Liberarsi di ingaggi del genere è difficilissimo, in Serie C, anche perché erano reduci da due retrocessioni consecutive. Siamo ripartiti da zero e tra entrate e uscite abbiamo mosso 24-25 giocatori, pagando io delle buonuscite. Il primo anno di C è stato un inferno, ma siamo comunque arrivati in semifinale. A un certo punto potevi pensare anche che potevo riprendere alcuni rapporti. Invece scoppia un caso. Rifacciamo la squadra, do ad Auteri sette calciatori del vivaio e gli chiedo di giudicarli. Il primo nome che mi ha fatto tra quelli da tenere era Prisco, che nelle precedenti gestioni era stato confinato in prestito a Recanati. La banda di ragazzi, l’entusiasmo, Auteri… hanno fatto un girone d’andata al primo posto con numeri incredibili. Abbiamo fatto riunioni su riunioni, ma avevamo una grande squadra. Quindi abbiamo deciso di restare così. Il buon Auteri però ha pensato bene di reintegrare in rosa giocatori che avevo mandato via: quando sono stati reintegrati questi abbiamo avuto l’effetto boomerang a livello psicologico, i giovani sono calati e il girone di ritorno è stato un fallimento. C’erano rapporti conflittuali. Alla fine del secondo anno abbiamo deciso di ripartire di nuovo daccapo, ho chiamato i tre Immortali: uno che aiutasse il direttore sportivo, un altro che aiutasse l’allenatore e un altro che facesse il team manager, portando Cilento a diventare responsabile dell’area amministrativa. Fa un ottimo lavoro da quando sta lì, fa coordinamento e organizza trasferte, visite e marketing. Abbiamo preso i ragazzi che Auteri ha fatto maturare ed è andato via perché avevo la sensazione che stessimo tornando all’anno precedente, che quei ragazzi che avevamo preso cominciassero ad avere un calo. Auteri è un ottimo allenatore ma secondo me gioca con 16 calciatori, mentre io ne avevo 27. Glielo avevo preannunciato: se facciamo come l’anno scorso, ti esonero. Lo ho esonerato non perché era al secondo posto ma dopo un anno e mezzo di rapporto. Ho parlato con Puleo e Palermo di Floro Flores che l’anno scorso aveva portato l’Under 17 in finale Nazionale. Mi dissero che aveva un modo nuovo di fare allenamento e che sapeva creare un gruppo, oltre che era adorato dai giovani. Quindi io, che avevo tanti giovani, ho puntato su di lui. Se dovevamo sbagliare, avremmo sbagliato insieme: non abbandono il progetto di far crescere i giovani. E abbiamo vinto“.

L’offerta per Prisco e i giovani – “Ho avuto un’offerta milionaria per Prisco, lui ha detto di voler restare a Benevento e così ha fatto. Prisco e Talia stanno con me da 8 anni, Perlingieri è stato con me 4 anni e l’ho mandato in prestito per capire come torna. Viscardi sta con me da 8 anni, Carfora da 10. Li conosco come uomini. Quando porto qualcuno in prima squadra non lo faccio perché è forte tecnicamente, quello lo faccio dire all’allenatore, ma perché è uomo. Se sei forte ma non sei uomo, vai via lo stesso. Quest’anno abbiamo una squadra con l’età media di 24 anni, nonostante i 35enni. Cherubini è titolare in Under 21, Mannini è titolare e capitano in Under 20. Non li abbiamo presi in prestito con diritto di riscatto e controriscatto, io ho il diritto di prenderli e se continuano come stanno facendo verranno riscattati tutti e due. In questo momento Benevento ha nelle rappresentative nazionali due ragazzi e non è una cosa normale, anche se lo sembra. Prendere un ragazzo a 14 anni e lasciarlo a 16 non è normale, quest’anno sono andati a prendere un ragazzo adottato in una squadra famiglia: è destinato a diventare un campione, stava con me da 5 anni ma è andato in un club di Serie A. Non voglio i soldi, il problema mio è che si sono presi il ragazzo. Continuare a fare calcio così non è semplice. Oggi ho 40 ragazzi in convitto che sono i migliori, chi è già di Benevento non va in convitto. Sono quelli che mi costerebbero di meno perché sono già a casa, ma evidentemente non sono così tanto bravi. Avevamo Sena, della provincia di Avellino: Auteri mi pregò di riprenderlo dal Siracusa, ma in due anni fece solo una partita. Ci sono dei ragazzi anche di qui molto bravi, devono crescere. Mi hanno accusato anche di non avere beneventani in società, ma sono 45…“.

I prezzi degli abbonamenti – “Li abbiamo fatti un po’ più alti di chi lotta per non retrocedere e un po’ più bassi di chi lotta per vincere, perché pensiamo che questa squadra sia in gioco per un campionato di mezza classifica. Perché questo pensiamo, ho voluto fare questo perché è il tifoso che fa il calcio. Sono contento di tutti quelli che hanno fatto gli abbonamenti, anche se ne abbiamo fatti meno dell’anno scorso in Serie C. I sogni sono molto belli, ogni tanto realizziamoli insieme. Io voglio vedere lo stadio pieno. La provincia ha staccato circa il 30% degli abbonamenti del totale, con sconti indipendentemente dall’età di chi viene dalla provincia. Questa terra, lo sanno tutti, ha difficoltà di comunicazione. Gli orari delle partite a causa delle tv sono assurdi, in inverno fare strade non proprio fruibili non è facile. La cosa migliore sarebbe accorpare 2-3 comuni vicini e prendere un pullman, tra tifosi. Non lo può fare la società, che invece può portare la squadra al paese come stiamo facendo“.

 

calciobenevento.it
Seguici su
Aggiungi calciobenevento.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.
★ Aggiungici
Subscribe
Notificami

2 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati
Cosimo
10 secondi fa

A proposito di giovani ma Logan?

Commento da Facebook
2 ore fa

Grande Presidente

Articoli correlati

Maria Sole Ferrieri Caputi
Negativo l'unico precedente per la formazione giallorossa: nel 2023 arrivò la sconfitta interna con il...
Mattia Mannini
Da Mannini a Schimmenti, senza dimenticare Talia e gli altri: Floro Flores potrà attingere a...
Il portiere giallorosso finirà sotto i ferri dopo il trauma distorsivo al ginocchio destro rimediato...

Altre notizie