Extra Benevento – Serie C, la ricetta di Marani: “Bisogna mettere i conti sotto controllo”

Il bilancio del numero uno della Lega Pro tra società fallite, salary cap, riforma Zola e seconde squadre

«Anche per noi della Lega di Serie C la sostenibilità è il tema centrale. Per questo abbiamo organizzato, nell’ultimo anno, tavoli di lavoro per introdurre il Salary Cap. Bisogna mettere i conti sotto controllo. Tutti devono farlo. Una finanza sana deve accompagnare il progetto tecnico di un club». Così il presidente della Lega Pro, Matteo Marani, in una lunga intervista concessa al quotidiano Avvenire.

Il numero uno di via Jacopo da Diacceto fa un bilancio della sua gestione: «Sono stati due anni importanti. Abbiamo aumentato i ricavi, distribuito più soldi, introdotto la Var nei play off e nei play out. I nuovi accordi con Sky hanno aumentato la visibilità e gli spettatori allo stadio sono cresciuti del 40%». Una Lega corroborante come la vitamina C che si avvale della vicepresidenza di un fuoriclasse del calcio azzurro, Gianfranco Zola. «Le due grandi linee future sono il Salary Cap e la “riforma Zola”. Due direttive collegate. Il Salary è lo strumento di conoscenza quasi didattico con cui le società con un semplice software comprenderanno mese per mese, entrate ed eventuali uscite fuori controllo rispetto al loro bilancio. Il grande presidente della Figc, Artemio Franchi, già nel 1964 ammoniva le società con “non potete spendere più di quanto guadagnate” e poi continuava con un insegnamento rimasto inascoltato “il guadagnato va investito per creare i dirigenti di domani”. La “riforma Zola” è l’obiettivo finale della C e anche la motivazione principale per cui ho momentaneamente lasciato il giornalismo: la tutela e la valorizzazione dei giovani. Con Zola stiamo impegnandoci sul fronte della finanziabilità dei settori giovanili e la costruzione di nuovi centri sportivi, e lui che in C ha cominciato (alla Torres) sa che una squadra di Lega Pro deve avere un giusto mix di talenti affiancati da una quota di professionisti di lungo corso».

Sulle seconde squadre si va avanti: «Il progetto è partito nel 2018, stagione infausta in cui dopo 60 anni la Nazionale per la prima volta era fuori dai Mondiali e con Fabbricini al timone di una Figc commissariata si pensò di mutuare il “modello Spagna” che per prima aveva investito sulle seconde squadre. La Lega Pro generosamente ha deciso di ospitarle in quanto il campionato tecnicamente più compatibile per far crescere le nuove leve in funzione di alzare il livello qualitativo e la possibilità di fare arrivare più giovani in Nazionale. Ma per le seconde squadre attuali il nostro è un torneo di formazione e non di competizione».

A proposito di competizione anche quest’anno la C ha dovuto fare i conti con due ennesimi casi di fallimenti, Taranto e Turris, avvenuti a campionato in corso. I dati sono inquietanti: dal 2000 al 2024 nel calcio italiano sono fallite 185 società e di queste 148, l’83%, si possono considerare fallimenti avvenuti in Serie C. «La sola strada che resta è quella di stringere le maglie per le iscrizioni. Alla Figc abbiamo chiesto di fare maggiore selezione in fase di iscrizione con l’indice di liquidità che dal prossimo anno verrà fissato allo 0,8 ed entro la stagione 2026-2027 i club pendenti devono essere perfettamente in regola ripianando le perdite o non potranno iscriversi. In assemblea ho appena detto: chi non ce la fa a sostenere tutta la stagione non la cominci, perché altrimenti danneggia il torneo e gli altri club che hanno diritto a competere in maniera regolare».

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