Pochi successi e tantissime delusioni: nel Benevento c’è un gruppo non abituato a vincere

Si può spiegare anche così la difficoltà nell'individuare leader ai quali aggrapparsi nei momenti di difficoltà

Una settimana dopo la bruciante eliminazione ai play off, il Benevento prova a ripartire e lo fa dovendo fare i conti con la necessità di ricostruire ancora una volta, conseguenza delle macerie lasciate dal ko con la Juventus Next Gen, ma soprattutto dal deludente andamento del girone di ritorno.

Nel processo di restyling a cui la Strega inevitabilmente andrà incontro, bisognerà tenere in considerazione anche l’identità e la mentalità vincente, elementi mancati al gruppo che ha affrontato la stagione da poco conclusa. Non è una sorpresa, perché quella allenata da Auteri non è una squadra abituata a vincere ma, al contrario, sembra portare addosso i segni di stagioni negative e retrocessioni dolorose vissute in carriera.

Sembra essere un tratto in comune dei calciatori che hanno fatto parte dell’organico. È il caso ad esempio di Manfredini che ha vissuto con Inzaghi la promozione in Serie A ma che ha fatto i conti anche con il doppio crollo giallorosso, prima in B e poi in terza serie. Hanno salutato la cadetteria con addosso i colori del Benevento anche Acampora, Capellini, Viviani e Tosca. Tra questi, promozioni solo sulla carta per alcuni con Spezia e Brescia, senza ruoli da protagonista. Per altri, come nel caso del difensore romeno, una bacheca riempita da campionati e coppe tra Romania e Grecia prima di sposare la causa Benevento e tutti i dolori che di recente questa missione porta con sé. Iscritto al club delle doppie retrocessioni anche Meccariello, la prima in B con il Lecce, la seconda in C con la Spal dopo aver centrato la Serie A proprio con i salentini nel 2018/2019.

Tra le carriere con meno gioie trova spazio sicuramente quella di Marco Pinato: nel 2016/2017 il fallimento del Latina in Serie B, nel 2018/2019 la retrocessione sul campo del Venezia in C – poi riammesso a fine campionato – e nel 2021/2022 l’addio alla cadetteria con il Pordenone. Retrocessioni sulle spalle anche di Veltri e Prisco, lo scorso anno con la Recanatese in D; di Agazzi, con il Livorno in C; di Lanini nel 2015/2016 in C prima con la Virtus Lanciano e poi con il Como. E ancora, di Manconi finito in C con Novara e Trapani; di Borello scivolato in terza serie con il Crotone; di Berra giù in C con la Pro Vercelli e di Starita, complice l’addio ai professionisti in maglia Bisceglie.

Pochi, invece, i successi degni di nota: si distinguono Oukhadda promosso in B con il Modena, stesso destino di Nardi e Lanini con la Reggiana e di Agazzi, prima in C con il Savona e poi in B col Foggia oltre a Ferrara, dalla D alla C con il Taranto. Promozioni maturate invece in tappe più brevi in B per Manconi e Starita con Livorno e Pisa, nella seconda parte di campionato. Non il massimo per una squadra che ha faticato, e tanto, nell’individuare leader ai quali aggrapparsi nei suoi momenti difficili e di maggior pressione, senza mai trovarli. Un segnale in più che racconta lo stato di salute del Benevento e la rotta da seguire per il futuro: mentalità vincente e abitudine alla vittoria possono svolgere un ruolo chiave nel corso della stagione, soprattutto in un campionato costantemente in bilico come la Serie C.

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