La speranza (di tutti) è che si sia trattato solo di un incidente di percorso e che la caduta di Casarano possa esser stata utile per comprendere, una volta per tutte, che per primeggiare ci sono innanzitutto alcuni parametri su cui il Benevento non può concedersi margine d’errore: l’attenzione al dettaglio e la determinazione, componenti che pure la truppa di Auteri aveva messo in mostra nelle uscite precedenti.
La qualità, l’esperienza e una buona impalcatura di gioco a cui aggrapparsi sono ingredienti necessari, ma non sufficienti per avere la meglio sulla concorrenza e, da questo punto di vista, il match di sabato è stato emblematico: perché la Strega per quanto prodotto avrebbe meritato la vittoria, ma la scarsa freddezza e la poca lucidità sotto porta hanno pesato, così come sono stati pagati a caro prezzo una delle rare disattenzioni difensive di tutta la partita e, nel complesso, una condotta di gara che nel secondo tempo non è stata all’altezza di quella tenuta nel primo tempo, per ritmo e iniziativa.
Questioni di atteggiamento, ma anche tecnico-tattiche che vanno affrontate e risolte. Perché, ad esempio, questa squadra sembra andare troppo spesso in sofferenza nelle transizioni negative, dove risulta particolarmente esposta: non a caso, i tre gol subiti finora sono tutti arrivati da ripartenze (era già accaduto a Crotone e nel derby con la Casertana). La ritrosia a modificare lo spartito da parte dell’allenatore è un altro punto all’ordine del giorno: anche da questo punto di vista, bisogna cambiare registro, perché le risorse (tecniche) ci sono e vanno sfruttate.
Last, but not least la questione ambientale, perché è vero che il primo campanello d’allarme stagionale non va sottovalutato, ma non può essere trasformato nell’occasione per tirare fuori vecchi fantasmi e iniziare a chiedere di far rotolare qualche testa. La verità è che Benevento e il Benevento devono imparare a gestire le sconfitte come piazza, senza lasciarsi prendere da quegli isterismi tipici di chi sente che questa categoria gli sta stretta e smania dalla voglia di tornare a calcare palcoscenici più prestigiosi. Per riuscirci, anche l’ambiente deve dimostrare maturità: piano con le sentenze e con i giudizi tranchant. Anche perché la valutazione vera va fatta sulla reazione. Una squadra forte non si definisce dalle partite vinte in scioltezza, ma da come rialza la testa dopo aver perso: la gara di Siracusa ci dirà molto in tal senso.



dopo 3 giornate fare processi e’ inutile. il vero problema e’ che 1 sola promozione diretta x girone e’ troppo poco. i play off poi sono una farsa, quasi 30 squadre a giocarsi 1 solo posto e’ follia. servirebbe una riforma seria dei campionati, visto anche che ogni anno ci sono squadre che falsano i campionati, vedi triestina, rimini, trapani ecc.
Da esterno siamo solo alla terza giornata secondo me il Benevento rimane assolutamente tra le favorite
Bellissimo articolo, complimenti davvero, tutti vogliamo ritornare in quella categoria sognata 86 anni , ma non sarà semplice e sopratutto togliamoci dalla testa di voler vincere il campionato a mani basse o festeggiare già a febbraio, questa campionato si deciderà nelle ultime giornate quindi testa bassa e pedalare TUTTI , le sconfitte servono a far crescere con la speranza che ne arrivano meno possibili e capire che quando non si può vincere bisogna portare a casa un punticino che fa morale e classifica
Bravo i segnali dicono che con CARFORA il Benevento gioca a 1 in meno . Poi A fianco a Maita ci vorrebbe un lottatore alla Cibsah per intenderci, altro che Prisco , bravo sì ma non pronto per questi campionati.
Ma ripeto Carfora come fa a giocare a calcio , COMEEEE. Subito fuori rosa .