Calciatori, uomini e ‘ominicchi’

Alcune considerazioni alla luce delle recenti dichiarazioni rilasciate da Gaetano Auteri

Dopo la trasferta vincente di Cerignola, avevo scritto che si era vista una “maggiore coesione negli atteggiamenti dei calciatori in campo”. Chi ha giocato al calcio, a qualsiasi livello (anche il più modesto, come nel mio caso), conosce bene le dinamiche interne di uno spogliatoio. Per questo motivo, durante le partite, mi soffermo spesso ad osservare gli atteggiamenti dei calciatori in campo, la loro gestualità, soprattutto dopo l’errore di un compagno. Da tempo, quindi, mi era parso evidente che era venuta meno quell’armonia e coesione che aveva caratterizzato la prima parte della stagione. Ieri sera Auteri ha certificato definitivamente che, da un certo momento in poi, è prevalso l’io sul noi.

Emblematico in questo senso, e lo avevo sottolineato ai microfoni di Ottochannel nel post partita, l’atteggiamento tenuto da Mario Perlingieri dopo aver segnato il gol dell’1-3: anziché recuperare il pallone e portarlo a centrocampo per far riprendere subito il gioco e tentare un’immediata rimonta, ha preferito invece esultare come se avesse segnato la rete decisiva in una finale della Champions League rivolgendosi con l’indice verso la tribuna (mi auguro per dedicare il gol a qualcuno piuttosto che in segno polemico).

Un altro elemento che è emerso ieri sera è che si era creata una sorta di contrapposizione tra giovani e meno giovani. Quest’ultimi probabilmente non hanno gradito che nella prima parte della stagione tutti i meriti e le attenzioni siano andati ai compagni in verde età e, quando sono iniziate le prime difficoltà, hanno preferito boicottarli. Ad aggravare la divisione (non netta, perché nel mirino ad esempio è finito pure qualche meno giovane come Lamesta) è stato poi un rinnovo contrattuale ritenuto eccessivo e fonte di gelosia. La classica situazione che spesso nel calcio ha portato alla deflagrazione di spogliatoi anche in squadre ben più importanti del Benevento (vedi i mal di pancia di Kvaratskhelia e altri compagni di squadra dopo il milionario rinnovo di Osimhen).

E qui mi preme riprendere anche un altro aspetto: non bisogna essere per forza amici per essere squadra. Come ha ricordato ieri sera l’ottimo Pompilio Capozzi, la Lazio di Maestrelli del 1974 che vinse lo scudetto era divisa in due clan che si odiavano profondamente e se le davano di santa ragione negli allenamenti settimanali ma la domenica per novanta minuti diventavano un blocco unico (a chi volesse approfondire consiglio la lettura del libro “Pistole e palloni” di Guy Chiappaventi). Ma quelli erano uomini veri e non ‘ominicchi’, volendo prendere a prestito la celebre definizione di Leonardo Sciascia. E gli ‘ominicchi’, secondo lo scrittore siciliano, sono bambini che si credono grandi. Bambini che, dopo aver “trasmesso” la propria insoddisfazione alla società attraverso i rispettivi procuratori al fine di indebolire progressivamente la posizione di Auteri, addirittura si riunirono per festeggiarne l’esonero.

Tra l’altro, ci sarà un motivo se alcuni di questi ‘ominicchi’, dopo essere finiti ai margini con Auteri, non sono riusciti a ribaltare le gerarchie interne e a offrire prestazioni accettabili neanche durante l’interregno di Pazienza? E così, anziché fare una sana autocritica e accettare il calumet della pace offerto dal tecnico siciliano dopo il suo ritorno, hanno preferito continuare a fare i lavativi in allenamento (in qualche caso a dispetto di un ingaggio faraonico per la categoria), a bullizzare i compagni più giovani (e meritarsi la conseguente esclusione dai convocati) o a lamentarsi della durezza degli allenamenti (anziché chiedersi, ad esempio, perché i pari età della Juventus Next Gen correvano a una velocità supersonica).

Una riflessione, infine, sul futuro di alcuni di questi ‘ominicchi’. Lo scorso anno, in un’importante partita dei playoff, un calciatore che era in scadenza e riteneva di essere di categoria superiore si rifiutò di scendere in campo in un ruolo che riteneva lo penalizzasse in un’ottica di futuro ingaggio. Ebbene quel calciatore, che poi entrò impalpabilmente a partita in corso nel suo ruolo naturale, non ottenne il rinnovo, non trovò un ingaggio in Serie B e neppure in una squadra di vertice di Serie C. Alla fine, a un mese dall’inizio del campionato, fu costretto ad accettare l’offerta di una squadra di lignaggio ben inferiore a quello del Benevento e soprattutto a cifre nettamente inferiori a quelle precedentemente percepite. Una sorte che probabilmente toccherà anche a molti di questi ‘ominicchi’.

Di Billy Nuzzolillo

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10 mesi fa

Quale allenatore avrebbe potuto ottenere di meglio ?

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10 mesi fa

Spaccato nudo e crudo di una realtà che molti stentano ancora a comprendere.

Tenente Kojak
Tenente Kojak
10 mesi fa

Nuzzolillo è il giornalista beneventano più stimato e professionale quindi per scrivere queste cose ne avrà fin sopra la punta dei capelli. Chissà quante altre non sono ancora uscite e se mai lo saranno. Tutto ciò non mi ha per nulla meravigliato, conoscendo purtroppo certa gentaglia che lavora per il Bn calcio mi aspetto di peggio.

Billy Nuzzolillo
Billy Nuzzolillo
10 mesi fa
Reply to  Tenente Kojak

Ti ringrazio per le parole di apprezzamento espresse

nicola
nicola
10 mesi fa

Ma in tutto questo i nostri Ultras che fanno???? Avrei preferito almeno qualche striscione giù allo stadio, dove questi uominicchi continuano a calpestare il nostro prezioso manto

paolodelli
paolodelli
10 mesi fa

Lote

Antonio
Antonio
10 mesi fa

Bisogna mandare via chi fa la spia e chiacchierone.

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10 mesi fa

Bisogna ripartire prima dagli uomini, poi dai calciatori

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